BRESCIA – Rischio multe dall’Europa sulle quote latte, parla la Cgil

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Sull’intricata questione delle quote latte, di cui nei giorni scorsi abbiamo scritto parlando del rischio che l’Europa possa comminare fino a 40 milioni di euro di multe all’Italia per aver superato i limiti di produzione fissati e per l’ultima inchiesta che ha coinvolto la Lega Nord (non c’entra nulla nel caso) è intervenuta anche la Cgil di Brescia.

Quote latteQuote latte: una storia di direttive europee disattese e di costi messi in capo alla collettività. Contrastare comportamenti fraudolenti e corruzione è essenziale per la qualità dei rapporti a tutti i livelli sociali, economici e istituzionali – si legge in una nota diffusa dal sindacato a firma della segretaria Oriella Savoldi – evitando  ricadute negative sulla nostra economia, sperpero di risorse in una fase in cui andrebbero concentrate verso sforzi in chiaro, per affrontare e superare le sofferenze imposte dalla crisi.

Se le ipotesi investigative riportate dai giornali in materia di quote latte trovano conferma, l’auspicio è che la giustizia faccia il suo corso. Nel frattempo, mentre apprendiamo le notizie sull’inchiesta, non possiamo impedirci di rievocare immagini non troppo lontane nel tempo, delle manifestazioni dei Cobas del latte, con le calate dei trattori sulle piazze italiane e gli sversamenti di letame, contro l’addebito europeo di multe per il superamento delle quote di produzione assegnate. Il meccanismo delle quote introdotto nel 1983 dall’allora Comunità Economica Europea si proponeva di riequilibrare le diverse produzioni agricole dei Paesi membri sostenute dal Programma Comune Europeo (PAC), in rapporto alle domande di mercato e di sovranità alimentare.

Questo meccanismo che, per alcune produzioni aveva favorito gli agricoltori italiani liberando quote produttive per effetto della riduzione di quelle assegnate ad altri Paesi, per il latte li aveva penalizzati, assegnando loro quote inferiori alla loro ben superiore capacità produttiva. Ben lungi dal lamentarsi degli spazi produttivi guadagnati, per quelli persi, anziché alimentare pressioni per negoziati europei trasparenti, fra i produttori italiani si sono affermati comportamenti che hanno disatteso il rispetto dei vincoli europei, fino al rifiuto di pagare le multe  addebitate dall’Ue, grazie  alla condivisione e al rilancio che questi ultimi hanno trovato fra le forze politiche e sociali.

Tant’è che ad oggi il contenzioso sulle multe latte non è risolto e contribuenti e allevatori onesti sono stati chiamati a pagare parte delle multe europee. La situazione resta inaccettabile; in una fase politica come quella attuale e cosi delicata per la nostra economia – continua la nota – davanti all’inchiesta, preferiremmo ascoltare al posto di dichiarazioni di auto-esclusione e auto-assoluzione, pressioni perché chi si è macchiato di illeciti e complicità criminose, fossero perseguiti fino a pagare il male procurato. Questo permetterebbe di guadagnare credibilità all’Italia e spazi per le iniziative lecite dei diversi operatori sociali, politici e istituzionali con benefici economici e sociali. Questo vale anche per il rispetto delle direttive in materia di nitrati per evitare che temporanee scorciatoie presentino alla collettività conti ben peggiori. Più che scorciatoie abbiamo bisogno di una seria politica per sostenere l’agricoltura, la sua rigenerazione nella direzione della sostenibilità ambientale e occupazionale.