LONATO – Abbazia di Maguzzano: i frati in trincea contro il cemento

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Edilizia speculativa: questo è il termine che meglio descrive la situazione dell’Abbazia di Maguzzano, un gioiello architettonico, artistico e storico che corre il rischio d’essere mangiato dal cemento. In modo particolare, l’antico monastero è minacciato da un complesso residenziale di villette, 15 unità abitative dotate di piscina, che rischia di compromettere il paesaggio fino al lago.

Uno scempio ambientale denunciato da Daniela Cassarai, consigliere comunale del centrosinistra di ‘Viviamo Lonato’, ma anche da Fratel Mario Grigolini, che ha posto una serie di interrogativi che dovrebbero far riflettere: “Che tipo di ambiente vogliamo consegnare ai nostri figli, alle generazioni che verranno dopo di noi? E quale ambiente vogliamo offrire come soggiorno ai numerosi villeggianti del nostro territorio?”.

Lonato Maguzzano
L’Abbazia di Maguzzano

Fratel Mario Grigolini, da due anni è Superiore della storica Abbazia di Maguzzano, negli ultimi anni sotto assedio da richieste di costruzioni. È l’assalto di un’edilizia che rischierebbe di soffocare un unicum paesaggistico, tra le colline lonatesi e il Garda, oltre a svilire l’atmosfera di storia e di fede di questo luogo sacro, centro di spiritualità noto a livello internazionale. Fratel Mario ha dunque proposto una riflessione pacata, senza toni polemici, nella speranza di riuscire a muovere le coscienze civili di cittadini e associazioni. “La Chiesa – ha ricordato – è una grande madre che abbraccia tutti, ma senza astio”.

La struttura residenziale che minaccia l’Abbazia è stata battezzata ‘Dimore gigli di campo’, appellativo che stride con il progetto di costruzione, in base al quale le villette si inserirebbero nel colpo d’occhio tra l’Abbazia e il lago, compromettendo per sempre quel meraviglioso paesaggio. Soprintendenza e altri organi di controllo hanno dato il via libera.

Ma forse trascurano, come sottolinea Fratel Mario, che esiste un vincolo che impone la preventiva domanda di autorizzazione a costruire alla stessa Abbazia, presupposto che è stato riconosciuto e confermato con una sentenza della Corte di Cassazione anni or sono per un’analoga richiesta. Infatti, “nel 1938 – ha detto Fratel Mario –  con una lungimiranza umana e cristiana, l’allora comunità dei Frati Trappisti acquistò una grande area circostante per tutelare l’ambiente dell’abbazia, che poi passò all’Istituto Don Calabria, con l’annesso vincolo di non edificabilità attraverso atto pubblico del notaio Previtali. Quindi il terreno interessato da questa costruzione rientra tra quelli sottoposti al vincolo, giuridicamente riconosciuto e tuttora vigente. Il giusto rispetto dell’ambiente è un bene per tutti, indistintamente. È una coscienza civile che guarda al bene di tutti ad essere chiamata in causa. Il fatto ci dà lo spunto per riflettere tutti, istituzioni e cittadini, non solo sul singolo episodio, ma su un raggio più ampio: su cosa vogliamo fare dei nostri luoghi, che cosa vogliamo fare degli ultimi margini di verde ancora rimasti. Un presunto interesse economico privato – ha concluso – non può andare a danno del patrimonio di tutti”.