BRESCIA – I dati di Aib sulle materie prime del 4° trimestre 2012

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Il Centro Studi dell’Associazione Industriale Bresciana ha diffuso i dati aggiornati al 9 gennaio scorso che tracciano il bilancio (Outlook) nel quarto trimestre dell’anno tra ottobre, novembre e dicembre 2012 delle materie prime. Ecco i dati nei dettagli.

Euro/dollaro

Nel quarto trimestre dell’anno l’euro è stato protagonista di un mini rally nei confronti del dollaro, tale da riportare la quotazione della moneta unica ai massimi dallo scorso marzo. Il movimento rialzista, iniziato a metà novembre, è stato guidato dal ritorno della fiducia in Europa, avvalorato, fra l’altro, dal calo dello spread BTP-Bund, dalla recente decisione di Standard & Poor’s di alzare il rating della Grecia e dall’intesa sulla vigilanza bancaria unica, affidata alla BCE. La tendenza sopra descritta è stata rinforzata dalla decisione della FED circa un nuovo piano di acquisto di titoli di Stato volto a fornire ulteriore stimolo al mercato del lavoro statunitense: ciò lascerebbe presagire che la politica di finanziamento del debito americano dovrebbe proseguire almeno per tutto il 2013, con un conseguente deprezzamento del biglietto verde, sebbene il recente minute della FED abbia diffuso il timore relativo a un’eventuale interruzione del QE3 nel corso dell’anno. Nonostante il recupero realizzato negli ultimi mesi, il valore medio del cross euro/dollaro nel 2012, pari a 1,2856 è inferiore del 7,6% rispetto al 2011 (1,3917): ciò trae primariamente giustificazione dalla debolezza di fondo che caratterizza il vecchio continente, caratterizzato da tassi di crescita significativamente inferiori nei confronti della pur non particolarmente vivace economia statunitense.

Brent

I corsi petroliferi, dopo il rally nel terzo trimestre, negli ultimi mesi del 2012 hanno registrato una dinamica nel complesso “laterale”, guidata dalla debolezza dell’attuale scenario macroeconomico e dalle incognite circa la soluzione del fiscal cliff. Nel suo insieme il mercato dell’oro nero appare ben rifornito: gli investimenti negli ultimi anni nel petrolio non convenzionale, incoraggiati dalle quotazioni elevate, hanno permesso agli Stati Uniti di incrementare la produzione (+0,9 mbg nel 2012 rispetto al 2011). Sul versante dei Paesi OPEC il declino dell’estrazione in Iran è compensato dall’Arabia Saudita e dall’Iraq, Paese deciso a difendere in ogni modo la rinascita della sua industria petrolifera. Complessivamente nel 2012 l’offerta del cartello è aumentata di 1,3 mbg, ma la produzione attuale è inferiore di 0,9 mbg rispetto al picco dello scorso aprile. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente (Iran, Egitto e Siria), gli alti costi di produzione dello shale oil (greggio estratto da rocce argillose mediante tecniche non convenzionali, generalmente più onerose) e le politiche monetarie espansive recentemente adottate nei Paesi industrializzati mantengono le quotazioni del Brent su valori storicamente elevati: il prezzo medio registrato nel 2012 (112,4 $/barile) è ai massimi storici, dopo che nel 2011 le quotazioni medie si erano attestate sui 110,9 $/barile. Infine, il Brent è divenuto ormai vero e proprio riferimento del mercato petrolifero mondiale, dopo che anche l’EIA (Energy Information Administration), divisione statistica del Dipartimento statunitense per l’energia, ha dichiarato la decisione di abbandonare la qualità WTI, perché non più rappresentativa del costo del greggio utilizzato dai raffinatori locali. In tale ambito è opportuno segnalare che nel 2012 per la prima volta i volumi degli scambi sul future del Brent hanno superato quelli del WTI, andando a certificare la rilevanza, dalla prospettiva degli operatori finanziari, del greggio europeo rispetto a quello nordamericano.

Rame

Le quotazioni del metallo rosso hanno chiuso il trimestre intorno ai 7.900 $/tonnellata, lontane dai valori di inizio periodo, recuperando solo in parte quanto perso nel corso del mese di ottobre, quando le incertezze relative alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti e all’esito del Congresso del Partito Comunista Cinese avevano particolarmente depresso il prezzo del rame sui mercati internazionali. Il successivo miglioramento dell’umore degli operatori, avvalorato dai recenti segnali di stabilizzazione della crescita in Cina, e il contestuale deprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro hanno favorito la risalita delle quotazioni, che nella media del 2012 risultano tuttavia inferiori del 9,5% rispetto al 2011, quando il valore medio annuo del rame aveva raggiunto i massimi storici (8.828 $/tonnellata), ma sono superiori del 6,0% nei confronti del 2010, ovvero prima che la crisi dei debiti sovrani in eurozona e le successive misure di aggiustamento fiscale comportassero un nuovo arretramento dello scenario macroeconomico mondiale. I fondamentali del rame continuano a esprimere un sostegno per i prezzi: nei primi nove mesi del 2012 la produzione globale di rame raffinato è in deficit per 594 mila tonnellate (74 mila nello stesso periodo del 2011), mentre il consumo risulta in crescita del 5,2%, grazie alla perfomance della Cina (più 19%), in grado di compensare le flessioni in Giappone, Unione Europea e Stati Uniti.

Alluminio

Contrariamente a quanto sperimentato dal rame, le quotazioni dell’alluminio hanno chiuso il trimestre su valori poco distanti da quelli di inizio periodo, a seguito del recupero dai minimi di ottobre; la risalita dei prezzi è stata guidata prevalentemente dalla dinamica del cross euro-dollaro, nei confronti del quale il metallo è particolarmente suscettibile. Le quotazioni dell’alluminio continuano tuttavia a essere depresse se confrontate con quelle del rame: a ottobre il rapporto fra il prezzo dei due non ferrosi si è attestato ai livelli massimi dal 1974 (oltre 4, contro una media storica di 1,8). La produzione mondiale non accenna a diminuire e risulta eccessiva, se messa in relazione con la debole fase congiunturale attuale (123 mila tonnellate al giorno nei primi undici mesi del 2012, rispetto a 108 mila nel 2008); gli stock ufficiali presso il LME sono a livello record, pari a oltre 5,2 milioni di tonnellate, ma la maggior parte è indisponibile perché bloccata in contratti finanziari. In questi mesi è inoltre proseguita la difficoltà di reperimento del metallo dai magazzini LME: ciò ha causato un continuo aumento dei premi, ovvero dei sovrappiù da pagare sulla quotazione ufficiale per l’acquisto del metallo fisico.

Minerale di ferro

Dopo aver toccato a settembre le quotazioni minime degli ultimi tre anni (87,5 $/tonnellata), il prezzo del minerale di ferro ha registrato un significativo recupero, innescato dall’annuncio da parte della Cina in merito al piano da 150 miliardi di dollari per la costruzione di infrastrutture e alimentato dalle confortanti notizie provenienti dall’ufficio di statistica del Paese asiatico: a novembre infatti l’output di prodotti siderurgici è aumentato del 16,5% in termini tendenziali e del 7,2% con riferimento ai primi undici mesi del 2011, mentre a dicembre le scorte sono diminuite a 71 milioni di tonnellate, ai minimi negli ultimi due anni. A fine anno il prezzo spot (144,9 $/tonnellata), ai livelli massimi dallo scorso aprile, ha recuperato il 65% dai minimi di settembre ma è ancora notevolmente inferiore rispetto alla quotazione media del 2011 (167,8 $/tonnellata) e ai picchi assoluti toccati a febbraio 2011 (191,9 $/tonnellata). La corsa dell’iron ore è proseguita anche nei primi giorni del 2013, quando il prezzo del minerale si è attestato a 153,9 $/tonnellata, ai massimi da ottobre 2011. La produzione globale di acciaio continua a essere guidata dai fondamentali macroeconomici: nei primi undici mesi del 2012 l’output è aumentato in Cina (+3,0% rispetto allo stesso periodo del 2011), India (+6,1%), Turchia (+6,6%) e Stati Uniti (+3,2%), ovvero nelle aree che, nonostante tutto, si caratterizzano per la maggiore vivacità del ciclo economico; nel contempo esso risulta in flessione in Unione Europea (-4,6%), i cui Paesi membri sono affetti da problematiche recessive più o meno intense.