ROMA – Trovato il (nuovo) dipinto San Giovannino di Caravaggio

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E’ stato attribuito a Caravaggio, forse in modo definitivo, un nuovo dipinto, olio su tela di 112×78 cm, raffigurante un San Giovannino che porge del cibo ad una pecorella bianca.

Il nuovo San Giovannino
Il nuovo San Giovannino

Il quadro, che non è proprio un inedito, in quanto già nel 1951 era stato identificato di mano del Merisi da alcuni esperti tra i quali Federico Zeri, oggi sembra aver trovato giusta collocazione nel catalogo delle opere del pittore lombardo. La storia recente di questo dipinto parte dalla metà del Novecento, quando il proprietario, l’antiquario Franco Russo, decide di metterlo all’asta a New York, non sapendo fosse del Caravaggio, ma credendolo solo di stampo caravaggesco.

Prima che partisse per la città americana, il bel San Giovannino venne fermato dalla commissione italiana formata da importanti esperti: lo storico d’arte Giorgio Castelfranco, Corrado Maltese, allievo di Pietro Toesca, il direttore generale delle belle arti Ranuccio Bianchi Bandinelli e un giovane Federico Zeri. Lo Stato allora decise di esercitare il diritto di prelazione, pagandolo la bassissima cifra di 30 mila lire, e fino al 1958 lo espone, ancora non restaurato, presso Palazzo Barberini. Franco Russo però contestò il diritto di prelazione, sostenendo che se avesse saputo il quadro di Caravaggio, non avrebbe mai pensato di venderlo. Così nel 1958 il San Giovanni ritornò nella mani dell’antiquario, rimanendo di proprietà della famiglia per molti anni.

Oggi l’opera è stata esaminata da molti professionisti, come l’ingegner Claudio Falucci, che elenca i motivi per cui l’opera deve ritenersi del Caravaggio: assenza del disegno preparatorio, presenza di incisioni, vari pentimenti e infine analogie con altri soggetti dipinti dal Merisi. Infatti esiste una certa somiglianza con il San Giovannino della Galleria Corsini e l’Incoronazione di Spine conservata a Vienna. Grandi storici d’arte, esperti del Maestro lombardo, come Claudio Strinati, Rossella Vodret e Maurizio Calvesi, sono d’accordo nel considerare l’opera come autografa, trovando il sostegno di altri studiosi quali Clovis Witfield e Sebastian Schütze.

A rafforzare questa tesi, Sergio Guarino, nel 2011, scopre dei documenti interessanti: un quadro di soggetto e dimensioni analoghe viene segnalato nelle raccolte del cardinale Pio, per poi essere ceduto al mercante d’arte Gavin Hamilton nel 1777; mentre una descrizione del dipinto emerge tra i beni del cardinale Giacomo Filippo Nini, nel 1681:”S. Gio. Battista, tela grande, che colla destra porge l’herba all’agnello vestito di pelliccia e manto rosso mano del Caravaggio”.

Questa volta, dopo le numerose inconcludenti proposte, che si sono susseguite nel corso degli anni, per trovare un nuovo possibile dipinto di Caravaggio, sembra essere arrivato il momento buono. Il San Giovannino pare abbia tutte le carte in regola per l’autenticità, anche se è meglio avanzare con i piedi di piombo, in quanto veloci dietrofront non sono nuovi nella storia dell’arte, soprattutto se di mezzo c’è Caravaggio.