GARDA VENETO – Piccoli alberghi “esempi di qualità”

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Il ministro del Turismo Piero Gnudi, nel tracciare il quadro degli alberghi italiani presentando il Piano strategico del settore, li ha definiti troppi, troppo piccoli e troppo vecchi. E come soluzione ha proposto la ‘rottamazione’ delle strutture più obsolete, al fine di modernizzare l’offerta ricettiva e turistica italiana che, stando ai dati ministeriali, starebbe registrando un calo, tant’è che l’Italia dal primo posto  in Europa sembrerebbe essere scesa al terzo, dopo Francia e Spagna, nella classifica delle mete predilette dai turisti.

Gli operatori turistici veronesi, tuttavia, sembrano pensarla in modo diametralmente opposto: “Se può essere vero che alcuni hotel andrebbero rimessi a nuovo, di questi tempi servono incentivi dallo Stato”. E comunque – sottolinea la maggior parte degli albergatori – “piccolo è bello”.

Garda hotel
Piccoli hotel sul Garda

“Gli hotel piccoli sono il marchio di fabbrica dell’Italia e spesso sinonimo di qualità, attenzione e tipicità – ha sottolineato Enrico Perbellini, presidente della Cooperativa albergatori veronesi Veronabooking – tanto che nelle città d’arte, prendiamo Firenze, grandi marchi della moda stanno investendo anche adesso nei cosiddetti boutique hotel: piccole realtà che rispecchiano meglio l’italian style e che, all’interno, nascondono delle vere e proprie collezioni d’arte. Senza contare che, se le aziende turistiche veronesi hanno tenuto nonostante la crisi, è proprio perché si tratta di realtà piccole e fortemente patrimonializzate e l’offerta è molto frammentata”.

“Non è questione di scarsa qualità delle strutture che tiene lontani i turisti – ha aggiunto Perbellini – ma di incertezza del diritto e delle norme che tiene lontani dall’Italia i potenziali investitori. Abbiamo norme vecchie e complesse, che andrebbero riviste, anche nella direzione della semplificazione. Si fa presto a dire rottamiamo quando per chi vuole ristrutturare è un’impresa riuscire ad ottenere credito e permessi amministrativi”.

Concorde Corrado Bertoncelli, presidente di Federalberghi Garda Veneto: “Il turista che arriva in Italia e sul Garda cerca e apprezza proprio il rapporto diretto che si instaura tra proprietario e cliente nei piccoli alberghi, spesso a gestione familiare. Certo, magari nel piccolo non si trovano i centri benessere, ma la peculiarità più apprezzata da noi, al di là delle attrezzature, è proprio l’accoglienza. E se è così, è perché in passato lo Stato ha lasciato che a fare tutto fosse l’iniziativa del singolo. Se avesse investito in Italia quello che è stato investito in Spagna, anche da noi spopolerebbero le catene, come nella penisola iberica che oggi è presa ad esempio”.

Stando ai dati diffusi dall’Istat, l’offerta ricettiva veronese comprende ben 736 hotel, per un totale di 40.226 posti letto, di cui il 38% a tre stelle, il 31% a due stelle ed il 18% a una stella. Solo l’11% degli hotel sono a quattro stelle e solo l’1% a cinque stelle. Evidentemente scarsa, dunque, la domanda di sistemazioni di lusso.

Il boom dello sviluppo alberghiero sul Garda è avvenuto tra gli anni Sessanta e i Settanta. “Anche sul Benaco esistono le catene – ha aggiunto Bertoncelli –, solo negli ultimi anni ne sono nate alcune di alto livello, anche con 300 stanze, tra Peschiera, Lazise e Bardolino. Ma se lo scopo di rottamare le strutture piccole è quello di sostituirle con hotel più grandi, significherebbe snaturare il turismo italiano. E non servirebbe: ogni 15 anni tutti i nostri alberghi vengono riqualificati”. “Secondo una ricerca dell’ateneo veronese, il gradimento dei nostri hotel è molto alto – ha aggiunto Oliviero Fiorini, presidente dell’Associazione albergatori di Verona e provincia, aderente a Confcommercio –. Il problema vero? Mancano le risorse per investire in un’adeguata promozione, mentre dall’alto si sta valutando di cancellare i consorzi che se ne occupano, e manca un vero interesse in questo senso da parte delle amministrazioni che dovrebbero puntare su eventi, fiere e manifestazioni attrattive: Celentano in Arena è stato una boccata d’ossigeno, ma non basta”.