BRESCIA – Bonus bebé, Paroli “razzista”. Parla l’avvocato Guariso (Asgi)

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Update h 17,25 Si riaccende la polemica tra la Cgil di Brescia e Palazzo Loggia dopo che il sindaco Adriano Paroli aveva introdotto il “bonus bebè” solo per gli italiani, salvo poi rimuoverlo in maniera indistinta. E a dare torto al sindaco ci ha pensato la sezione Lavoro del Tribunale di Brescia che ha parlato di “atteggiamento discriminatorio” del primo inquilino di Palazzo Loggia.

“Il bonus bebè? L’ho voluto io”. Era proprio soddisfatto il sindaco Paroli nella conferenza stampa di fine anno con i giornalisti. E felice del bonus bebè – si legge nel comunicato diffuso dal sindacato bresciano – che discrimina, deve esserlo davvero se ha deciso di far spendere così tanti soldi pubblici all’Amministrazione per difenderlo inutilmente e ad oltranza. Di aver perso in tribunale la prima volta, nel 2009, al sindaco non è bastato.

Bonus bebèNo, da allora ha insistito: ha pagato avvocati, ha chiesto loro di trovare qualche scappatoia, ha scalato i gradi di giudizio, ha fatto mettere in dubbio la legittimità della sezione Lavoro del tribunale. Nulla da fare: ogni volta, in ben sei occasioni – continua la nota – ha perso e ha usato soldi pubblici per spese legali, per gli avvocati e via dicendo. Questa mattina ha perso per la settima volta: il giudice Alessio della sezione Lavoro del tribunale di Brescia ha dichiarato discriminatorio il comportamento del Comune per la delibera numero 46 del 30 gennaio 2009, quella con la quale il Comune – dopo aver perso in tribunale e applicando una logica di ritorsione – revocava il bonus bebè sia agli italiani che agli stranieri.

Il giudice Alessio ha oggi ordinato all’Amministrazione di cessare la condotta discriminatoria e lo ha condannato a pagare a ognuno dei quattro ricorrenti 3 mila euro “a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale da discriminazione” e a pagare all’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) 15 mila euro, sempre “per risarcimento del danno da discriminazione”. A completare il conto, 8.500 euro (+ Iva) per spese legali. In tutto, solo in questa battuta, l’ostinazione ideologica del sindaco è costata più di 37 mila euro alle casse comunali.

“Siamo soddisfatti per il fatto che sia stato riconosciuto il danno morale per i ricorrenti – afferma il segretario Damiano Galletti.- È grave ed è sconcertante però il modo con il quale il sindaco sta continuando a spendere soldi pubblici in modo improprio. Poteva evitarlo, poteva fermarsi almeno dopo un paio di giudizi in tribunale. Invece continua, e questo mentre la sua giunta fa la campagna contro i morosi nelle mense scolastiche, taglia l’assistenza agli anziani o il servizio di trasporto per le terapie riabilitative dei bimbi disabili. Qualcuno convinca il sindaco a fermarsi, se possibile prima del 28 febbraio, quando in tribunale ci sarà un’altra udienza, sempre sul bonus bebè”. E a questo proposito, la Cgil ha convocato una conferenza stampa alle 16 in via Folonari per illustrare i dettagli della sentenza e ricostruire la vicenda bonus bebè.

Update Sulla vicenda è intervenuto anche l’avvocato dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) Alberto Guariso che ha ripercorso la cronistoria. Come tutti ricordano – inizia l’avvocato – la vicenda del bonus bebè ha inizialmente conosciuto due fasi : in una prima fase alcuni stranieri e due associazioni hanno convenuto in Giudizio il Comune chiedendo che il Giudice ordinasse all’amministrazione di estendere il bonus anche agli stranieri, ottenendo l’accoglimento del ricorso (cfr. ordinanza del 26.01.09 confermata dall’ordinanza del 20.02.2009). Una volta risultato soccombente, il Comune  ha revocato il beneficio a tutti motivando proprio con l’impossibilità di perseguire quella finalità di aiuto ai soli cittadini italiani che si era inizialmente proposto.

E’ stato quindi convenuto in giudizio nuovamente dagli stessi soggetti ai sensi dell’art. 4bis Dlgs 215/03 (che vieta i comportamenti ritorsivi) e si è visto condannare a ripristinare il bonus bebè per tutti, italiani e stranieri, in applicazione del divieto (previsto da detto art. 4bis) di arrecare a chiunque un pregiudizio quale conseguenza di una azione giudiziaria intrapresa a tutela della parità di trattamento. Il Comune ha proposto reclamo sia alla Corte d’Appello (che lo ha rigettato perché non competente) sia al Tribunale (che lo ha rigettato perché infondato).

Non contento,  il  Comune ha introdotto il giudizio di merito relativamente al secondo giudizio (il primo si è quindi definitivamente chiuso con l’accertamento che l’esclusione degli stranieri era illegittima e discriminatoria). Il giudizio di merito sarebbe il giudizio “definitivo” rispetto a quello iniziale che, benchè composto a sua volta da due gradi, è solo provvisorio. E’ così iniziata una nuova causa che il Comune di Brescia ha introdotto  presso la sezione civile ordinaria del Tribunale. Nell’ambito di tale giudizio, ha proposto regolamento di giurisdizione chiedendo alla Cassazione di annullare l’intero procedimento e di dichiarare che il giudice abilitato a conoscere della vicenda era il giudice amministrativo e non quello civile.

La Cassazione ha deciso con ordinanza 3670 del 15.2.2011 respingendo il ricorso e  dichiarando la giurisdizione del giudice ordinario. Il processo è dunque ripreso avanti il Tribunale di Brescia,  ma la difesa del Comune ha chiesto che la causa proseguisse davanti alla sezione ordinaria e non davanti alla sezione lavoro/previdenza/ assistenza che aveva originariamente deciso la questione. Dopo ulteriori 7 mesi e diverse udienze, il presidente del Tribunale, con ordinanza del 6 luglio scorso,  ha  nuovamente respinto la richiesta del Comune e ha assegnato la causa alla sezione lavoro/previdenza/assistenza ove, con i criteri ordinari di sorteggio, è finita al giudice dott. Alessio cioè allo stesso Giudice che aveva emesso l’ordinanza che aveva obbligato il Comune a ripristinare per tutti il bonus. Il Giudice ha fissato udienza per il 6.12.2012.

In quella udienza o in una successiva (il cui dispositivo è stato comunicato oggi, giovedì 10 gennaio 2013)  dovrà nuovamente pronunciarsi sulla questione chiudendo cosi il primo grado “di merito”; dopo di che, se il Comune vorrà, c’è ancora un secondo grado di merito e la Cassazione. Nel frattempo, nel dicembre 2010, il Comune ha dato esecuzione alle originarie ordinanze (trattandosi di ordinanze immediatamente esecutive) e ha pagato il bonus a tutti gli italiani e agli stranieri originariamente esclusi. La somma totale spesa (1.140.000 euro) è risultata inferiore a quanto il Comune aveva inizialmente stanziato per i soli italiani (1.200.000,00 euro).

Se avesse rinunciato sin dall’inizio a compiere atti discriminatori il Comune avrebbe dunque risparmiato 60.000,00 euro che però ormai si saranno ampiamente dileguate per le spese legali sopportate dal Comune che tra l’altro ha scelto fin dall’inizio di non affidarsi all’avvocatura comunale (come avrebbe potuto fare, risparmiando sui costi e ottenendo comunque una difesa competente) ma di incaricare un legale esterno,  dunque a pagamento; non solo nel corso del giudizio, nel tentativo di risalire la china, ha revocato l’incarico al primo avvocato e si è affidato a un noto studio milanese; ma come si è visto senza risultati.