CHIARI – “Borgo Marengo”: un mostro edilizio

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“Il Borgo Marengo”, quello che sarebbe dovuto essere “il fiore all’occhiello” dell’edilizia clarense, è in realtà un complesso ricco di problemi e mancanze.

chiariNei giorni scorsi, quando si è proceduto al collaudo di alcuni spazi urbani, è emerso, un bilancio urbanistico sconsolante. l’edificabilità del Borgo, appare evidentemente inadeguata: il parcheggio interrato è in parte cieco, i pedoni sono costretti ad entrare nell’edificio usando lo scivolo per le auto, mancano le barriere visive protettive per togliere la vista delle Trafilerie Gnutti e in tutto il complesso non c’è un solo parco, o area verde per i residenti.

Non possono poi passare inosservati i ritardi nei lavori e i dietrofront.Il tutto a fronte della concessione di un indice volumetrico impressionante. Infatti gli spazi pubblici sono interamente edificati,senza erba, alberi e fiori. Appoggiato dal centrosinistra di Mino Facchetti e di Federico Lorini, allora assessore all’Urbanistica, questo lavoro è stato bocciato in primis dal mercato già nel 2008, visto che la convenzione per l’intervento risale al 2001. Oggi, in una fase in cui il mercato edile è in piena crisi e le vendite sono drasticamente calate, il Borgo ha pochissime possibilità di mercato.

«Dispiace dirlo – commenta l’attuale assessore Davide Piantoni sulle colonne del Brescioggi-, ma abbiamo a che fare con un mostro, realizzato alla faccia di tutti i predicozzi ambientalisti che, in primis il centrosinistra, oggi all’opposizione, ci propina per qualsiasi progetto sotto la nostra egida. Niente verde, volumetrie pazzesche, un parcheggio sbagliato, accessi pedonali folli e invece del verde negli spazi pubblici solo cemento, senza contare che non sono stati monetizzati gli spazi accessori come i portici, abbuonati ai privati, mentre questa operazione finanziaria avrebbero consentito almeno la messa a dimora di un po’ di alberi in un quartiere che a proposito di verde è un deserto.

La verità – spiega Piantoni – è che per fortuna il mercato ha fermato questo obbrobrio, ma i costruttori, come da accordi con la vecchia giunta, hanno il sacrosanto diritto di realizzare altre abitazioni. Ma sia nell’interesse della città sia, crediamo, in quello degli stessi privati, abbiamo preso contatto con l’impresa mettendoci a disposizione per delocalizzare le nuove costruzioni. Ammesso che siano interessati a questa operazione in questo periodo di crisi. Questo perchè salvaguarderemmo un minimo di decenza del comparto a livello urbanistico e perchè gli spazi lasciati liberi potrebbero essere destinati a verde o quantomeno a parcheggi; come sono ora in via provvisoria”.