BUSTO ARSIZIO (VA) – Il calcio si è fermato a Busto Arsizio. Motivo? Cori razzisti

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Il calcio si è fermato a Busto Arsizio e non è solo una frase di effetto presa in prestito dal più noto libro “Gesù si è fermato a Eboli”. Il fatto gravissimo è accaduto questo pomeriggio intorno alle 15 quando era in corso una partita amichevole tra Pro Patria e Milan per riprendere la forma fisica ottimale in vista dei campionati che riprenderanno domenica 6 gennaio. Cosa è successo? Al 20′ del primo tempo alcuni “tifosi” della curva bustocca hanno iniziato a intonare slogan razzisti e “buuu” verso i giocatori di colore del Milan (Boateng, Niang e Muntari, tra gli altri).

Kevin Prince Boateng dopo i cori
Kevin Prince Boateng dopo i cori

Dopo dieci minuti, spazientito dai continui cori fastidiosi di cui è stato bersagliato, Kevin Prince Boateng si è fermato, ha preso la palla e l’ha scagliata contro la curva dello stadio da dove venivano gli slogan razzisti. Poi si è tolto la maglietta e ha attraversato tutto il campo diretto agli spogliatoi. Inutili sono stati i tentativi dei giocatori della Pro Patria di convincere il n. 10 rossonero a tornare in campo e il capitano Massimo Ambrosini ha deciso di ritirare la squadra e non disputare più il match. A un certo punto, con le squadre negli spogliatoi in attesa del da farsi, la gran parte dei sostenitori di casa e del Milan hanno sperato fino all’ultimo che lo speaker parlasse di riprendere la partita. Ma così non è stato e il match si è concluso nel modo più deplorevole possibile. Questa è la cronaca di quanto successo oggi.

Ora vorrei dire la mia, premettendo il mio lato sportivo e marcata fede rossonera. Sentire parlare nel dopo partita di “atteggiamento non professionale di Boateng”, come ha detto il sindaco di Busto Arsizio Gigi Garioli presente in tribuna, fa accapponare la pelle, pur riconoscendo che quel gesto non rovinerà di certo l’immagine della città. Ci mancherebbe altro, questo non è in discussione visto che i migliaia di bambini e tifosi erano andati allo stadio per una festa di sport con una delle squadre più titolate al mondo. Nella ridda di commenti del post match si segnalano anche quelli del capitano Ambrosini che ha parlato di una “decisione giusta perchè così non si poteva giocare”.

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Stesso tenore nelle parole dell’allenatore rossonero Massimiliano Allegri che ha condiviso il gesto. Io (ho già premesso la mia fede milanista) sono entusiasta del gesto che è stato fatto. Di fronte al razzismo ogni manifestazione sportiva deve fermarsi. Peccato che questo non accada, non solo in Italia, ma anche all’estero. Il colore della pelle rappresenta per tanti deficienti (non sono razzisti) una scusa per criticare un giocatore in Italia, in Inghilterra, in Spagna, in America, nel Mondo. Non si tratta di razzismo: mi capita di andare allo stadio nelle varie competizioni e raramente sento cori stile “buuuu” di un tifoso verso un giocatore che veste la maglia di cui è appassionato.

Cori buu milanChiariamo: si può contestare un giocatore per il suo modo di compartarsi in campo o per il suo scarso rendimento, ma non certo per il colore della pelle. Nei commenti subito dopo la partita sono rimasto sorpreso (ma condivido in pieno) da molto che hanno detto pressappoco così: “troppo facile fermarsi a Busto Arsizio in un’amichevole”. E’ vero, riconosco che in competizioni più blasonate è difficile, se non impossibile, interrompere gare e partite. Immaginate una finale di calcio di Champion’s League, Coppa del Mondo o Europeo in cui una squadra non vuole più giocare per i buuu razzisti?

Sarebbe una strumentalizzazione per molti e che farebbe notizia per mesi, ma che ricordi io, non è mai successo. Permettetemi di riconoscere che tutti gli spot fatti allo stadio prima del match in cui i capitani sottolineano il messaggio o il “Respect” andato in onda durante gli ultimi Europei non servono a niente se poi in campo non si rispetta il regolamento: al primo cenno di “buuu” si sospende la partita, se continua il rischio di sconfitta a tavolino è dietro l’angolo. Ma forse non è solo questione di sport, basta vedere in giro cosa accade ancora, nel 2013.