La “salita in politica”. Ma quando, ma dove?

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Attesa, mistero, confusione. Alla fine nulla è mai stato così chiaro. Quale “salita in politica”?

m1SuperMario ha solo “prestato” il suo nome ad una lista di cui vedremo i componenti. E dettato le condizioni per una partecipazione dei “centristi di tutte le fedi” possibili e immaginabili ad una associazione di partiti minori – con percentuali da prefisso telefonico – che consenta a gente come Fini, Casini, Rutelli e chissà chi altro di non perdere la poltroncina alla prossima legislatura, con la benedizione dello Stato Vaticano, che non si capisce bene cosa c’entri in tutto questo.

Monti cosa rischia? Nulla. Se – per caso, ma dubito – dovessero superare la soglia del 20% vince lui.

Se, come spero e credo, rimarranno abbondantemente sotto perdono tutti gli altri.

In realtà lui non entra nella bagarre elettorale. E’ già senatore a vita e non vede la ragione per sottoporre alle preferenze degli elettori il gradimento che potrebbe avere.

Ciò che mi pare strano è che gente navigata come Pierferdy o Gianfry si prestino a questo giochetto nel quale rischiano solo loro. A meno che non abbiano già trovato la soluzione per garantirsi un posto in parlamento e una futura “qualche” presidenza.

Staremo a vedere. Ma credo che i pochi giorni che mancano alle elezioni ci riserveranno delle belle “giravolte” in nome di chissà quali strani ragionamenti sentiremo fare, ovviamente spacciati per grandi scelte politiche o “dovere di assunzione” di chissà quali responsabilità dettate da “alto senso dello stato”.

Tanto noi italiani alle pagliacciate dei politici siamo abituati e – nei lunghi anni dei governi democristiani e di centrosinistra – abbiamo sempre dimostrato di sapercela cavare nonostante “lo signori”. E quando ammonivano paventando che lunghi periodi di instabilità politica potessero danneggiare l’economia, in realtà non succedeva mai nulla di così tragico.

Ora è uguale ad allora. Caduto Monti tutti a preoccuparsi di una eventuale impennata dello spread. E’ successo qualcosa? Assolutamente nulla. A conferma di quello che vado scrivendo da tempo. E cioè che le decisioni in materia di finanza ed economia si prendono altrove che in Italia e che quel che succede a Roma non incide assolutamente nulla sulla dinamiche decisionali europee.