GARDA – Un autunno senza castagne: tutta colpa del cinipide

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Il killer cinese di castagne dalle valli è arrivato anche a Toscolano, Tignale e Tremosine. Il risultato: boschi malati e produzione azzerata. Il cinipide è un insetto infestante che è giunto in Piemonte dalla Cina nel 2002 e che, lentamente, si è diffuso in gran parte dei boschi dell’Italia settentrionale, fino a raggiungere la Toscana e il Lazio.

Le prime segnalazioni della presenza di questo insetto sul Garda risalgono a due o tre anni fa, quando il cinipide ha iniziato a colpire la cittadina di Salò. Il seguito il flagello ha risalito la sponda bresciana, fino a raggiungere anche l’alto Garda, rendendo necessaria l’adozione di misure di contrasto.

“Questa piccola larva annidata sulle piante – hanno spiegato i tecnici dell’ufficio agricoltura della Comunità Montana –  si trasforma in una formica con le ali che, dopo aver bucato la gemma, vola via a depositare le sue uova su altri castagni impedendo al frutto di svilupparsi. L’azione provoca danni alle foglie e ai germogli, limitando drasticamente l’attività fotosintetica degli alberi e lo sviluppo delle chiome”.

A farne le spese sono soprattutto i castagni, con la conseguenza che sono lontani ormai i tempi in cui le caldarroste erano vendute in ogni angolo di strada. “Dopo la Valcamonica, gli effetti si iniziano purtroppo a vedere anche nelle nostre zone – hanno aggiunto i tecnici -. Quest’anno, infatti, la produzione è stata molto scarsa”.

A rischio sono quasi 17 ettari di bosco di castagno, situati per la maggior parte nei territori dei Comuni di Gargnano, di Tignale e di Tremosine, che lamenta attacchi di una virulenza mai vista. “Ci vorranno alcuni anni per rientrare dall’emergenza – hanno spiegato Mario Zanetti e Massimo Mattei dell’ufficio agricoltura -. Gli insetticidi non funzionano”.

L’unico metodo efficace per combattere il cinipide è quello di ricorrere all’impiego un antagonista naturale, il Torymus sinensis, noto come ‘zanzara sentinella’. già insediato in modo stabile in Val Seriana, nel bergamasco. “A differenza di altre specie usate nelle lotte biologiche – ha spiegato Mattei – questo antagonista non può essere allevato. Abbiamo provveduto, nella zona di Rasone e a Sasso di Gargnano, al rilascio di un centinaio di Torymus. Non molti, ma comunque sufficienti a organizzare una piccola popolazione che possa sopravvivere e riprodursi per gli anni successivi”.