CORTENO GOLGI – Lettera a Monti: “Aderisco e commento la sua agenda”

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Abbiamo ricevuto in redazione e pubblichiamo una lettera approfondita scritta da un nostro lettore dopo la conferenza stampa di fine anno che il presidente del Consiglio Mario Monti ha tenuto domenica 23 dicembre. La missiva si sofferma, in particolare, sui contenuti presenti nell’agenda su cui il senatore ha posto le condizioni per un’eventuale candidatura alla corsa verso Palazzo Chigi. Dal tono cordiale e dai contenuti specifici speriamo che la lettera non cada nel vuoto, ma possa avere delle risposte. Magari direttamente dal presidente Monti.

Caro presidente del Consiglio dei ministri,

Aderisco volentieri alla Sua proposta, contenuta in grassetto nella Lettera ai cittadini pubblicata dal Corriere della Sera online, proposta che è la seguente: “Invito tutti coloro che siano interessati a leggere il documento, a condividerlo e a commentarlo con spirito critico, portando il loro contributo di idee e di proposte”. Sono un cittadino di 60 anni, appartenente alla famosa classe 1952 degli sfigati previdenziali, ma non è questo il tema del mio scritto, poiché lavoro ancora con entusiasmo e ho davanti a me alcuni progetti per iniziative imprenditoriali in campo turistico, commerciale e culturale. Di piccola – anzi microscopica (come la definite voi economisti) – imprenditoria, sia chiaro.

Ho seguito con interesse la giornata del 23 dicembre, della quale Ella è stato indiscusso protagonista, e ho letto il Suo documento
“Cambiare l’Italia. Riformare l’Europa. Un’agenda per un impegno comune. Primo contributo ad una riflessione aperte” ricavandone impressioni variabili, che mi permetto di trasmetterLe, soprattutto perché alle impressioni faccio seguire proposte di modifica o integrazione dell’Agenda medesima.

Monti normalUnione Europea, Italia e Regioni “speciali”

Molto interessante il concetto di “economia sociale di mercato” europea e bene la richiesta di “maggiore solidarietà finanziaria attraverso forme di condivisione del rischio”. Qualche dubbio mi rimane sulla velocità unica, opzione certamente ambiziosa, ma che al momento si scontra e stride fortemente con la realtà socio-economica dei vari Paesi membri, e addirittura tra aree diverse dei singoli Paesi. Riguardo all’auspicio di “un’autentica Unione economica e monetaria basata su una più intensa integrazione fiscale, bancaria, economica e politico istituzionale”, mi chiedo – e Le chiedo – se non sia il caso di prendere in considerazione prima di tutto l’integrazione politico-istituzionale italiana dei regimi speciali di alcune Regioni, regimi che suonano ormai incomprensibili e anacronistici per i cittadini.

La crescita

Per ottenere la benedetta crescita vanno bene, in linea teorica, tutte le condizioni esposte. Mi sembra, però, che se ne sia dimenticata una: il disboscamento burocratico. L’argomento è trattato brevemente nel successivo paragrafo dell’Agenda, riguardante l’efficienza della pubblica amministrazione, ma a mio modo di vedere non in modo convincente.

Riequilibrio dei carichi fiscali

Ottimo il proposito della “riduzione del carico fiscale gravante su lavoro e impresa” (personalmente anteporrei la riduzione sull’impresa), ma nemmeno Lei fa chiarezza su un punto che assilla molte imprese. Quando si parla di patrimoni (o grandi patrimoni come fa Lei) e di trasferimento del carico fiscale sugli stessi per ridurlo ai cittadini, si accomunano tutti i patrimoni? I patrimoni, immobiliari e non, costituenti i beni di produzione dell’azienda sono secondo Lei da trattare fiscalmente alla stregua delle rendite e dei patrimoni improduttivi? Trovo incredibile che nessun politico nostrano abbia finora avvertito il bisogno di fare chiarezza su tale argomento.

 

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Turismo

A parte l’accento troppo sbilanciato sulle risorse artistico-culturali rispetto a quelle naturalistico-ambientali, non sono d’accordo che in tema di turismo vi sia la necessità di “rafforzare il coordinamento centrale e incidere sul sistema ricettivo …” Secondo me la materia, pur all’interno di un quadro nazionale generale – o di un piano strategico che dir si voglia – deve rimanere e anzi diventare ancor più regionale. Le brutte figure rimediate in passato dall’ENIT e gli esagerati, scandalosi costi di iniziative propagandistiche nazionali debbono far riflettere su quali limitate funzioni debba avere in questo campo, in futuro, l’intervento statale. Opportuna la riflessione circa la non delocalizzabilità del Turismo, ma – proprio anche per questo – insufficienti e deboli sono a mio parere le previsioni di politiche di sostegno al settore. Un settore che sconta, solo per fare due esempi, costi dell’elettricità elevatissimi e l’IVA più alta dei Paesi mediterranei.

Federalismo e autonomie

Non si capisce il motivo dell’accenno al federalismo, dato che di provvedimenti in tal senso non si trova traccia nella Sua agenda. Sulle autonomie regionali e provinciali ho già espresso il mio parere. Ma oltre che anacronistiche, esse sono principalmente fonti di spesa improduttiva e di privilegi ormai antistorici. Tali privilegi causano, specie al nord, un misconosciuto effetto dumping di origine istituzionale a danno del sistema produttivo – specie turistico – delle altre zone alpine. Il federalismo è altra cosa, sia rispetto a tali privilegiate autonomie, sia rispetto all’uso politico attuale del termine. Alcuni Paesi europei sono del resto autenticamente federali e l’Italia non è il solo in cui, in nome di un vero federalismo, vi sono tutt’oggi forti spinte alla costituzione di macro-regioni omogenee al loro interno.

Tolleranza zero per l’evasione fiscale…

Mi sembra di leggere il libro dei sogni, caro presidente! Quali sono i risultati della Sua attività di governo appena conclusa per combattere l’evasione cronica, specie di certe aree del Belpaese, e per fare in modo che venisse almeno ridotta da percentuali da amministrazione pubblica fallimentare? Come mai a Napoli e altrove al sud il 95% delle contravvenzioni non vengono pagate? Le sembra un buon viatico per la rinascente immagine dell’Italia nel mondo, da Ella con impegno propugnata, che – scientemente – certi costumi illegali diffusi e dominanti non vengano contrastati?

Giustizia, sicurezza, criminalità…

Ella scrive: “Nella crisi economica la capacità delle mafie di inserirsi nel circuito economico sano è sicuramente più forte. Il contrasto alle infiltrazioni nell’economia è un settore nel quale sono state investite molte risorse, ma in cui bisogna andare più avanti. Innanzitutto abbassando sempre più la quota di denaro contante che circola al di fuori del circuito legale e nutre i canali del riciclaggio, ma anche con altre misure…”. Ecco: dato che vi è, in certi territori, il dominio della criminalità organizzata, secondo Lei, noi dobbiamo assoggettare tutta Italia a regole khomeiniste come quelle della drastica limitazione all’uso del contante, unici in Europa? A mio avviso l’illegalità va combattuta caso per caso, scovando i criminali e gli evasori singolarmente. Non imponendo a tutti i cittadini un regime da inquisizione fiscale e regole contrastanti con gli espressi intenti liberalizzatori.

Nella speranza di aver fornito un contributo positivo all’Agenda, La saluto cordialmente e Le auguro Buone Feste.

di Antonio Stefanini

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