MANERBA – Al via i restauri nella ‘chiesa del diavolo’

0

La Sovrintendenza ha avviato in via definitiva “un intervento conservativo e di salvaguardia” per la chiesetta di San Sivino a Manerba, nota come ‘chiesa del diavolo’. Tale appellativo deriva dal fatto che la chiesa reca su di sé il segno leggendario del patto tra Marco il mugnaio e il Principe delle tenebre.

Dopo anni di polemiche, la questione è tornata sotto i riflettori: “Vista la distanza dal centro storico – ha detto l’assessore Andrea Nonfarmale  – la chiesa negli anni è stata sempre poco utilizzata, ma comunque molto sentita nell’animo dei manerbesi. La popolazione, la cultura e la fantasia popolare la sentono come propria, e nessuno ha mai avanzato dubbi sulla proprietà”.

Infatti, lo scorso maggio anche il sindaco Paolo Simoni  ha parlato di un “forte valore affettivo”, oltre al “patrimonio culturale dalla grande valenza storica”. La poca frequentazione della chiesa, chiusa negli ultimi tempi, ha messo a rischio la manutenzione dell’edificio, il cui tetto è già crollato per metà, e le cui mura si sono ricoperte di crepe. “Alla chiusura del varco – ha continuato Nonfarmale – la parrocchia ha risposto con qualche tentativo di accesso ai fini del restauro, e anche la Sovrintendenza ha avanzato un primo progetto, mai realizzato causa ragioni di tipo economico. Da qui la proposta di una variante al PGT che ne permettesse il passaggio controllato, alla ricerca di una accordo bonario con la proprietà del fondo, con un percorso perfino allungato pur di rispettare al meglio ogni esigenza dei proprietari”.

La proprietà, dal suo canto, ha reagito con un ricorso al TAR, ancora pendente, adducendo tra le motivazioni processuali “un’infondata presunzione di proprietà della chiesa stessa”. La parrocchia di Manerba (e la curia di Verona) rivendicano invece “la piena proprietà della chiesa”. Tutto ancora in sospeso, anche se la Sovrintendenza è intervenuta per riconoscere “l’importanza monumentale dell’edificio” e sottolineare che tutta la documentazione in possesso “individua la proprietà parrocchiale”.

Un’autorizzazione che “invita contestualmente i proprietari del fondo a permettere il libero accesso per questo tipo di intervento”, e in caso di opposizione predispone, in virtù della legge, l’intervento coattivo della forza pubblica affinché le opere di restauro possano avere inizio. I proprietari del terreno circostante si sono quinti detti disponibili al passaggio per il necessario intervento conservativo.

I processi e i ricorsi non sono certo archiviati ma Nonfarmale auspica che si possa “riaprire il discorso su quel primo accordo bonario, che può essere soddisfacente per tutti gli attori coinvolti nella vicenda, senza dimenticarsi dei cittadini: San Sivino se lo merita proprio!”.