ARCO – Addio Leo

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Leo Zelikowski, cittadino onorario di Arco, è morto lo scorso 10 dicembre all’età di 102 anni nella sua casa di Montréal, in Canada. Con lui scompare non solo un grande uomo, messaggero di pace, ma anche un importante testimone delle tragiche vicende dell’Olocausto. La città esprime il proprio profondo cordoglio e saluta con affetto Leo, un grande esempio di umanità.

“Leo Zelikowski ha rappresentato un vero orgoglio per la nostra comunità – ha detto il sindaco di Arco Paolo Mattei –: la sua forza d’animo, la sua tenacia, e insieme il suo rispetto per la vita, per i valori della pace e della convivenza sono stati un esempio prezioso, tanto più che coesistevano insieme al ricordo e alla testimonianza precisa dei fatti tragici dello sterminio del popolo ebraico. Inoltre, il fatto che dopo il ritorno dalla guerra e dalla deportazione qui ad Arco si sia sentito finalmente a casa, dopo tutte le tragiche vicende che lo hanno colpito, rende la città particolarmente fiera della sua predilezione”.

Leo Zelikowski è nato a Vilnius, in Lituania, nel 1910 e da mabino ha vissuto le guerre di occupazione della sua terra. Laureatosi in Francia, si è poi trasferito in Italia, giungendo proprio ad Arco, dove lo hanno sorpreso le leggi razziali dell’Italia fascista. Nel 1938 venne arrestato poi, in qualità di apolide, gli venne imposto il domicilio coatto, fino al 1943. In quell’anno venne arrestato dalla Gestapo e deportato nei campi di stermino di Auschwitz III. Sopravvissuto alla terribile esperienza, Leo è riuscito a tornare ad Arco, che ha sempre considerato come la sua casa. Ospite della famiglia Mittempergher, è riuscito a recuperare l’equilibrio psicofisico, profondamente minato dalla tragedia della guerra e della deportazione, superando l’orrore indicibile della shoà.

La sua vicenda è divenuta pubblica grazie alla penna e alle ricerche di Maria Luisa Crosina, nota storica rivana, che ha pubblicato un’opera intitolata ‘Le storie ritrovate’, libro dedicato agli ebrei arcensi deportati, ma anche al Comune di Arco, che a quei tragici eventi ha dedicato un monumento, in via Bruno Galas. Nel 2008 a Leo Zelikowski il Consiglio comunale di Arco ha conferito la cittadinanza onoraria.

“Leo Zelikowski aveva un grande rispetto per i valori veri della convivenza e un senso civico che non aveva niente a che fare con la retorica – ha detto Renato Veronesi, oggi assessore e nel 2008 sindaco di Arco, colui quindi che ha materialmente conferito la cittadinanza onoraria – e viveva e sentiva profondamente i principi della democrazia e dell’uguaglianza, e la fondamentale importanza del rispetto per il prossimo. Lo ricordo in particolare con profonda commozione nel giorno della cerimonia: ricordo le sue parole di grande affetto per la nostra città, ricordo l’orgoglio di ricevere la cittadinanza e la gioia per la stima e l’affetto della nostra città”.

Leo Zelikowski ha sempre avuto un forte legame, una sorta di simbiosi, col Comune di Arco, in cui tornava tutti gli anni: “Tutte le volte che sto per partire da Arco – amava ripetere – l’ultimo mio sguardo va alla rupe del castello, così da portare in me la sua immagine”.

L’assessore Massimiliano Floriani ha poi ricordato l’ultima videoconferenza alla quale Leo ha partecipato, che si è tenuta a Palazzo dei Panni, in occasione della Giornata della Memoria 2010: “Nella sala gremita di persone, Leo Zelikowski ha avuto parole di sincero affetto per tutti gli amici accorsi a salutarlo, e soprattutto ha avuto una speciale attenzione per i ragazzi delle scuole; a loro ha ricordato l’importanza di studiare, di conoscere le lingue, di sapere; il dovere di informarsi e di non credere mai a chi fomenta l’odio, l’intolleranza o la guerra come soluzione possibile. Né di incriminare i popoli per la loro storia”. Ai ragazzi che gli chiedevano se avesse perdonato i torti subiti, Leo in quell’occasione rispose: “Più sì che no; il perdono non è una cosa facile, né una dichiarazione da fare alla leggera; è una cosa importante e difficile. Sicuramente ci sono state cose imperdonabili, che devono essere ricordate per sempre, in modo che non accadano di nuovo. Ma non si può far colpa ad una intera popolazione, di un momento sciagurato della sua storia: l’odio non porta che distruzione. Sicuramente, di tutto questo, io posso dire che l’unica cosa che odio, è odiare”.