SAN FELICE – Epidemia del 2009: insufficiente l’impianto di emergenza di Garda Uno

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Questo quel che ha detto il perito nominato dal presidente della seconda sezione penale del Tribunale di Brescia Anna Di Martino nell’ambito del procedimento penale che vede sul banco degli imputati i vertici della società Garda Uno spa, accusati di epidemia colposa, lesioni e distribuzione di alimenti adulterati. Le parti civili avranno dunque diritto ad un risarcimento di 750 euro.

Dopo l’indagine peritale, potrebbe essere decisiva per l’accertamento delle responsabilità l’integrazione probatoria che il giudice ha disposto. Sotto accusa Mario Bocchio, presidente del Consorzio, Franco Romano Richetti, direttore generale, e Mario Giacomelli, responsabile del settore ciclo idrico.

In modo particolare, nella perizia l’ing. Francesco Pezzagno ha escluso che l’intossicazione di circa 3500 persone possa essere dipesa dalla proliferazione di mitili sulla succhieruola della presa a lago dell’acquedotto gestito da Garda Uno ed ha ritenuto che l’impianto fosse in grado di garantire la potabilizzazione delle acque, nonostante la compresenza della presa a lago e degli scarichi del collettore intercomunale di Garda Uno. Il perito nominato dal giudice ha dubbi circa le modalità con le quali il cloro delle acque è stato trattato: tra l’1 e il 15 giugno Garda Uno aveva attivato, per ragioni di emergenza, il trattamento a ipoclorito di sodio, agente che non è in grado di garantire la copertura da rischi. La cosa più grave sembra poi essere il fatto che tale trattamento era stato attivato da Garda Uno solo per sopperire alla temporanea messa fuori servizio di quello a biossido di cloro, efficace contro la diffusione dei virus.

Il presidente del Tribunale Anna Di Martino ha quindi deciso di integrare il fascicolo con la testimonianza di due dipendenti di Garda Uno, una segretaria ed un operaio in servizio sugli acquedotti gestiti dal consorzio, giacché non esistono dati scientifici attendibili circa l’efficienza e l’efficacia dell’impianto nei quindici giorni in cui Garda Uno ha deciso di ricorrere al trattamento a ipoclorito di sodio.

L’accusa, rappresentata in giudizio dal pm Claudio Pinto, dal suo canto, sostiene che qualcosa nell’impianto non abbia funzionato e che il tentativo di evitare il diffondersi dell’epidemia messo in atto da Garda Uno sia stato inadeguato.