GARDA – Negli abissi del Garda un Dukw della 2a guerra mondiale

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Dormiva sui fondali del Garda dal lontano aprile 1945 e custodiva il tragico destino di  24 soldati statunitensi della decima Divisione di Montagna che hanno perso la vita nel mezzo anfibio mentre, da Malcesine a Riva, portavano munizioni e rifornimenti a un reparto che aspettava all’ ingresso di Torbole.

Carlo Bombardelli, oggi pensionato, era stato testimone della tragedia e all’epoca dei fatti, quando aveva 7 anni, aveva riferito agli americani di aver udito le urla dei soldati che stavano annegando, ma nessuno gli aveva dato retta. Gli hanno, invece, dato ragione i Volontari del Garda, gruppo con sede a Salò, che dopo mesi di ricerche ha individuato sul fondale del lago, a 276 metri di profondità e a largo di Torbole, il relitto del mezzo militare americano inabissatosi durante la Seconda guerra mondiale. “La più grossa sciagura moderna del lago di Garda” per il responsabile dei Volontari, Mauro Fusato.

Il Dukw, autocarro anfibio da 2 tonnellate, nel lontano aprile del 1945, stava trasportando rifornimenti e munizioni destinate ad un reparto dell’esercito a stelle e strisce stanziato a Torbole, in provincia di Trento, ma a causa del vento il mezzo militare si ribaltò, cadde in acqua e si inabissò in pochi istanti. A bordo c’erano 25 giovani soldati di età compresa tra i 18 ed i 25 anni, di stanza in Italia, che persero la vita, ad eccezione dell caporale Thomas Hough,c he riuscì ad aggrapparsi ad un pezzo del mezzo anfibio e ad avvicinarsi alla riva.

Gli abitanti di Torbole udirono le urla e dopo 67 anni di ricerche che coinvolsero anche un’equipe della Texas University e alcuni ex commilitoni della decima Divisione di montagna, i Volontari del Garda sono riusciti a portare alla luce il relitto. “Domenica sera il sonar ci ha restituito una prima immagine, di qualità troppo scarsa per darci la sicurezza che fosse proprio il Dukw – ha detto il responsabile Fusato -; abbiamo utilizzato la telecamera filoguidata e l’abbiamo visto: è intatto, anche se vuoto, e nel suo assetto normale. Ci sono molti oggetti intorno al metro e settanta, potrebbe trattarsi degli scheletri o dei resti dei soldati che annegarono.

Le operazioni di recupero? “Sarebbero molto complicate – ha continuato Fusato –; un po’ per la profondità che non dà accesso ai subacquei, un po’ perchè il fondale è pieno di reti e cardini che creano grossi problemi alle attrezzature, che vi si possono impigliare. Già domani avviseremo il Consolato Usa. Spetta a loro decidere se recuperare o meno il relitto”.

Ci si trova, dunque, di fronte ad “una vera e propria tomba sott’acqua. Si dovranno avvisare i familiari delle vittime e gli ufficiali del loro battaglione”. Ad attendere i ricercatori al porto c’era proprio Bombardelli, il primo a congratularsi con loro per la scoperta.