Il ritorno del Cav: ci ha già ripensato

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Eccolo là. Dopo innumerevoli giravolte ha fatto l’ennesima giravolta. Se si candida il “preside” il Cav non si candida più.

Dopo che se ne son dette di tutti i colori, con toni più o meno sobri, ora son pronti a far comunella.

Monti lo vogliono tutti. LCdM in testa senza SuperMario non ci sta. Pierferdy non parliamone. Gianfry uguale. Tutta gente da percentuali a prefisso telefonico, che i congressi di partito li potrebbe fare in una cabina del telefono.

Se la tirano come se fossero statisti illustri, politici con schiere di fans pronti a mettere in campo “ una gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria. Sono cariatidi della vecchia Repubblica all’ultima spiaggia, nel disperato tentativo di procurarsi una poltroncina sopra cui poggiare le morbide chiappe per la prossima legislatura.

Mentre le reazioni dell’Europa intera, dai mercati alle istituzioni comunitarie – all’annunciato ritorno in campo del Cav – ci hanno in realtà confermato quello che tutti pensiamo: l’Italia è commissariata da Bruxelles. Tecnicamente siamo già una nazione in default che deve subire l’onta di lasciarsi imporre dall’estero le scelte di politica interna.

Qualcuno lo dovrà pur dire – prima o poi – a quel fior fiore di statisti. Che la smettessero di litigare su questioni di lana caprina perché la cuccagna, che per noi gente comune è già finita da un po’, sta per finire anche per loro.