SORESINA (CR) – Leone Lodi “torna” nella sua città: segreti dello scultore

0

Dopo l’importante retrospettiva dedicatagli nel 2006 nelle sedi della Triennale e di Palazzo Isimbardi a Milano, Leone Lodi torna nella sua città natale, che ancora oggi ospita il suo studio-laboratorio, con una mostra realizzata in collaborazione con l’Associazione Leone Lodi e allestita nelle antiche sale espositive del Palazzo del Podestà.

Leone Lodi, Venere, marmo, 1946

Il Comune di Soresina festeggia così i suoi cinquant’anni di storia con una grande mostra dedicata al maestro dell’arte novecentesco, nato nell’antico centro cittadino, il 14 ottobre del 1900. Egli trascorse parte della sua infanzia a Biasca, nel Canton Ticino, paese d’origine della madre, e a nove anni venne affidato a dei cugini di Soresina, che lo avviarono alla professione di  scalpellino. Giovanissimo, nel 1914, egli iniziò ad esercitare a Milano, dove continuò la propria attività di artigiano decoratore, frequentando i corsi serali dell’Accademia di Brera e quelli della Scuola Superiore d’Arte Applicata del Castello Sforzesco.

Negli stessi anni cominciò a farsi conoscere come riproduttore e sbozzatore presso gli atelier di importanti scultori milanesi, primo fra tutti Adolfo Wildt, alla cui memoria rimase sempre affezionato. L’avvicinamento al Novecento italiano, movimento guidato da Margherita Sarfatti, sfociò nel 1929 nella partecipazione alla Seconda Mostra del gruppo allestita al Palazzo della Permanente di Milano con il Busto di Agnoldomenico Pica.

Il culmine della sua attività è segnato dalla statuaria monumentale per il palazzo della Borsa di Paolo Mezzanotte (1930-1931), oltre che dalla collaborazione con Mario Sironi in occasione della V Esposizione triennale di arti decorative di Milano del 1933 e ancora dallo scambio dialettico con l’architetto Agnoldomenico Pica per il concorso per le porte del duomo di Orvieto e per il monumento a Giuseppe Grandi a Milano. Nel 1937, con il bassorilievo per l’Exposition Universelle di Parigi, il Lodi inaugurò uno stile più originale, nato da una rivisitazione personale della scultura classica.

Fanno parte di questa fase il monumento ai caduti di Bergamo, oggi distrutto, i rilievi per la sede del “gruppo rionale Fabio Filzi”, per il nuovo Palazzo di Giustizia progettato da Marcello Piacentini (1938) e per la nuova sede dell’Università Bocconi di Milano di Giuseppe Pagano (1940). Nel 1943, a seguito della perdita della casa e dello studio di Milano a causa dei bombardamenti, Lodi si trasferì a Soresina, suo paese natale, dove continuò ad operare realizzando i monumenti ai caduti di molte città del cremonese, realizzando la serie di sculture per il Teatro Manzoni di Milano ed il progetto della facciata del Cimitero di Soresina, ove morì, nel settembre del 1974.

Leone Lodi, Giovinetto, gesso, 1919

La mostra, a cura di Chiara Gatti, offre una panoramica di circa quaranta lavori, fra gessi, marmi e bronzi, alcuni dei quali sono inediti, realizzati dagli esordi all’ultima fase dell’attività del maestro, che, unitamente a un nucleo di disegni scelti nel ricchissimo patrimonio del suo archivio, svelano per piccole tappe cronologiche evoluzioni, eredità, temi, ricerche tecniche e sperimentazioni espressive, che hanno segnato le differenti fasi della sua produzione.

Il suo talento di scultore monumentale, capace di concepire immagini di grandi dimensioni come parte vitale dello spazio urbano, gli assicurò la simpatia di molti architetti, come Agnoldomenico Pica, Marcello Piacentini, Paolo Mezzanotte, Giuseppe Pagano, Giulio Minoletti, Eugenio Faludi, oltre alla stima del collega Mario Sironi, che coordinò, insieme a Ponti, i cantieri delle Triennali a partire dal ’33 e che trovò in lui un collaboratore importante.

Le opere di Lodi, perfette nello studio dei materiali, delle patine e delle tonalità delle pietre, dialogano a meraviglia con gli elementi della costruzione, le superfici, i rivestimenti, in linea con l’idea – nata in seno al Bauhaus – di un’armonia ideale fra architettura, scultura e pittura. La stessa che si ritrova, per esempio, negli altorilievi con i quattro elementi, collocati nel 1930 alla base delle colonne del Palazzo della Borsa; o nei rilievi della Torre dei venti, meglio nota come la Torre dell’autostrada all’uscita di Bergamo; o, ancora, in altri altorilievi, come quelli modellati per L’Università Luigi Bocconi e di cui, in mostra, si possono ammirare oggi alcuni gessi preparatori.

Leone Lodi, Amazzone, bronzo, 1939

La sensibilità di Leone Lodi per i toni della materia, naturali, oppure ottenuti con sapienti processi di colorazione e patinatura, gli permise di creare episodi, figure e brani immersi in una vena di eternità, ereditata dalla poesia di Adolfo Wildt e in sintonia con la riflessione di Arturo Martini. Questa vicinanza con tali maestri del Novecento, rappresenta un importante capitolo indagato dalla mostra. Dallo studio delle pose dei singoli personaggi, figure sacre o mitiche, ritratti o nudi algidi, emerge infatti la sua attitudine nel relazionarsi costantemente con lo spazio, in termini assoluti.

La mostra di Soresina costituisce la prima tappa di un percorso che mira a valorizzare la figura del maestro attraverso una mappa di visita alle opere distillate nel territorio, ma soprattutto, rientra in un progetto di più ampio respiro, in fase di definizione da parte del Comune di Soresina: la realizzazione di un museo monografico dedicato all’opera di Leone Lodi, allestito nel centro storico della città, dove confluirà una selezione dei suoi lavori e la documentazione d’archivio.

Completa il percorso espositivo una sezione documentaria ricca di foto d’epoca e un video realizzato appositamente per l’antologica che, partendo dagli ambienti del suo studio a Soresina, racconta la fortuna del maestro ricercato per commissioni pubbliche in tutta Italia. In concomitanza con questa grande retrospettiva, sono stati predisposti da Ada Ceola e Daniela Lodi alcuni laboratori didattici e percorsi guidati alla scoperta dei temi, ma soprattutto dei materiali, dei colori, delle tecniche segrete della scultura di Lodi.

La mostra, allestita come già abbiamo detto presso le sale Comunali del Palazzo del Podestà sito in via Matteotti 4, Soresina (CR), sarà visitabile dall’8 dicembre 2012 al 17 marzo 2013; per avere informazioni e prenotare visite guidate o laboratori didattici telefonare al numero 0374349413 – Fax 0374 340448.