Ancora su SuperMario

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Alcuni lettori mi scrivono in privato per chiedermi conto dei ripetuti rimbrotti e borbottii – che popolano i miei editoriali – nei confronti di Mario Monti. Alcuni attenti osservatori mi fanno argutamente notare che – immediatamente dopo la sua nomina a premier – avevo espresso, però, anche apprezzamenti. Che io sia un ondivago di belle speranze?

Certo che no e – per dimostrarvelo – sarò un tantino schematico.

Partiamo dal lontano novembre 2011. Mario Monti viene nominato premier in sostituzione del Cav invischiato in mille polemiche “bungabunghiane”. Bene, anzi benissimo. Avevamo un’immagine talmente devastata sul piano internazionale che solo una personalità di grande rispetto e carisma poteva rimediare a quella situazione. Monti rappresentava alla perfezione l’uomo della provvidenza. Ma che bisogno c’era di nominarlo senatore a vita? L’abbiamo capito poche settimane fa: ora non è più  candidabile alle elezioni. Ma può essere una risorsa – sempre gradita in Europa e sul piano internazionale –  nel caso in cui dalle nuove elezioni politiche della prossima primavera non esca una maggioranza in grado di governare.

Tutto in regola? Apparentemente sì, se non fosse che è chiaro a tutti che i partiti attualmente in parlamento stanno facendo il possibile per approvare una legge che garantisca “l’instabilità”. Naturalmente nella speranza che un quadro politico caotico e instabile consenta loro di mascherare le loro “inadeguatezze” – chiamiamole così – dietro un nuovo governo tecnico.

E a quel punto Monti sarà nuovamente “l’uomo della provvidenza”. Matematico. Anche se adesso fanno finta di darsele di santa ragione, con in mezzo Napolitano che sforna a tambur battente comunicati stampa e discorsi “di alto profilo istituzionale”.

Torniamo a Monti. Di tutte le grandi aspettative e i roboanti discorsi d’insediamento sulle grandi riforme liberali da fare che cosa è rimasto? Una valanga di tasse che per inventarle bastavo io, che di contabilità non capisca un’emerita mazza. Che bisogno avevamo dei professori? Per fare le brutte figure – ne cito due a caso – della Fornero e di Passera bastavamo ancora io e il Dogui, che è anche ingegnere di lungo corso.

Magari Monti non c’entra molto. Forse è ancora colpa dei partiti che dovevano votare le leggi in parlamento e che hanno opposto le dovute resistenze e alzato i loro necessari paletti. Ma lo stimato Monti – in questo caso – doveva andare in tv, denunciare tutto e ritirarsi a fare il preside.

Invece nulla di tutto questo è accaduto. E nessun taglio alla spesa pubblica è avvenuto. E il finanziamento pubblico ai partiti è ancora lì. E tutte le immaginifiche riforme salva questo e salva quello non hanno portato alcun beneficio reale a famiglie ed aziende.

Alla fine a cosa è servito SupeMario? Stamattina l’ho capito: a portare lo spread a quota 300! Applausi.