BRESCIA – La Cgil contro Monti. La salute pubblica è diritto di tutti

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La salute è un diritto, non è una aspettativa qualsiasi, ma un interesse individuale e collettivo tutelato dalla legge e in primo luogo dalla Costituzione Italiana. E’ un diritto che spetta a tutti! Quello che non è più sostenibile per il Paese – si legge nel comunicato diffuso dalla Cgil di Brescia – è l’idea di demolizione e privatizzazione del servizio sanitario pubblico che ha il presidente Monti.

Il nostro Servizio Sanitario Nazionale è tra i migliori e i meno costosi al mondo. Se è in sofferenza, lo è a causa dei tagli dissennati, 30 miliardi negli ultimi 5 anni di cui ben 10 decisi da questo governo, che stanno riducendo i servizi per i cittadini. La ricetta di Monti che auspica più fondi privati colpisce il diritto universale alla salute e alle cure garantito dalle risorse pubbliche, spalancando le porte al mercato assicurativo in sanità, che curerebbe solo chi se lo può permettere.

Il presidente del Consiglio Mario Monti

L’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale – continua la nota – è stata una importante conquista di civiltà nel nostro Paese, ha garantito a tutti il diritto alle cure quando ammalati. Il settore della non autosufficienza dove sanità e assistenza si intrecciano è oggi messo in pericolo dai continui tagli lineari che scaricano i costi sulle famiglie e sui cittadini. La mancanza di risorse non può colpire le persone più fragili come i disabili e gli anziani.

I cittadini affetti da gravi malattie rischiano di essere abbandonati a se stessi e alle loro difficoltà, mai in questo paese si è assistito a forme di protesta così radicali sino alla messa in  discussione della vita stessa costringendoli allo sciopero della fame per ottenere il loro diritto di vivere.

Lo smantellamento delle protezioni sociali oggi esistenti nel nostro paese allargherà le diseguaglianze in un momento in cui sono oltre 4 milioni i lavoratori in situazione di disagio, oltre 7 milioni gli anziani che vivono con pensioni sotto i mille euro al mese, 1,5 milione (35%) i giovani senza occupazione e i pochi giovani occupati sono  precari, circa 3 milioni i lavoratori e le lavoratrici disoccupati o che hanno perso il posto di lavoro. La salute è un diritto per tutti – conclude il comunicato – non un privilegio di pochi.