PESCHIERA – Manifestazione nell’ex carcere per i 40 anni della legge Marcora

0

Le porte della caserma XXX Maggio di Peschiera del Garda sono state varcate nei giorni scorsi dagli obiettori di coscienza del Movimento Nonviolento, obiettori che negli anni ’70 in quel luogo, che allora era uno dei tre carceri militari in Italia, avevano avuto il ruolo detenuti.

Matteo Soccio di Vicenza, Enzo Bellettato di Rovigo, Claudio Bedussi di Brescia, Andrea Taddei di Verona sono stati gli autori della manifestazione, volta a rilanciare l’impegno pacifista e il servizio civile. Si è trattato di un’iniziativa organizzata dal Movimento Nonviolento scaligero per celebrare i 40 anni della legge Marcora, la legge n.772 del 15 dicembre 1972, che dopo anni di dibattiti riconosceva il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare di leva, istituendo il Servizio civile sostitutivo. E come teatro è stato scelto proprio uno dei luoghi simbolo di quella battaglia: il carcere militare arilicense, “che ha avuto un ruolo importante per noi tutti perché venivamo qui a manifestare pacificamente la nostra solidarietà ai detenuti e rivendicare il diritto ad un pensiero differente dalla logica militare”. Queste le parole pronunciate dal presidente del Movimento Nonviolento Mao Valpiana, tra i promotori della manifestazione, che ha ricordato tra gli obiettori anche la figura del veronese Enzo Melegari, già presidente del Mlal (Movimento laici America latina), scomparso una decina di anni fa.

“Ringrazio il sindaco Umberto Chincarini per la collaborazione – ha detto Valpiana -, ma oggi non siamo però qui solo in omaggio alla memoria ma anche per dire che la battaglia per la nonviolenza e la pace continua ancora oggi: la raccolta firme a favore del disarmo ha contribuito a far ridurre il numero di cacciabombardieri F35 che l’Italia acquisterà impegnando circa 10 miliardi di euro che dovrebbero invece essere utilizzati in ambito sociale”.
Dal suo canto Chincarini, che ha dato “volentieri il benvenuto a nome della cittadina a voi che oggi tornate in questo luogo”, ha ricordato il complesso rapporto del paese con il carcere. “Questa è una località a vocazione turistica che sarebbe stato complicato conciliare con l’esistenza, nel centro storico, di una struttura carceraria di questo tipo. Per noi era difficile capire quella realtà con la sua anima di sofferenza, da parte dei carcerati, e di lavoro, da parte dei militari. Oggi è un edificio vuoto che speriamo di riportare quanto prima ad una forma di vita”.

Matteo Soccio, prima della visita all’ex carcere, è intervenuto a nome del gruppo di obiettori per ringraziare innanzitutto “chi in quegli anni – dal procuratore militare Bartolomeo Costantini al maresciallo Leonardo Annunziata – si trovava dall’altra parte”. “Abbiamo ricevuto – ha detto – anche gesti di solidarietà, aiuti pur se non esplicitamente dimostrati. Non so se le loro idee sono ancora quelle di un tempo, quando seguendo il senso di giustizia militare cercavano di portare alla disciplina, propria della vita militare, i cittadini che volevano starne fuori. Un tentativo di integrare, non di educare. Mentre il nostro sforzo e sacrificio, perché molti sceglievano di farsi processare e arrestare, era proprio quello di affermare il principio della nonviolenza”.