APRICA – Cerimonia per chi salvò quasi 300 ebrei dalla furia nazista

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Mercoledì scorso 21 novembre il Comune di Aprica ha reso tributo a chi aiutò e salvò dalla furia nazista 70 anni fa oltre 230 internati civili. In grande maggioranza ebrei, questi confinati furono ospiti nella località valtellinese in abitazioni di privati, a partire dalla fine del 1941 e fino al 10 settembre 1943. L’omaggio istituzionale è stato voluto per ricordare quanti, persone con responsabilità militari e religiose o semplici cittadini, li ospitarono nelle loro case e poi li aiutarono a fuggire oltreconfine, subito dopo l’armistizio dell’8 settembre.

Insieme a numerosi cittadini, molte le autorità civili, militari e religiose che erano presenti alla cerimonia in piazza dei Caduti per la posa, sul lato nord del triangolo basale del monumento, di una targa metallica preparata dagli organizzatori dell’evento, il vice sindaco Aprica Bruno Corvi e il presidente tiranese dell’Associazione Carabinieri in congedo Vanni Farinelli. Ecco il testo: “L’Amministrazione Comunale intende onorare gli Aprichesi ed i militari che nell’ultimo conflitto mondiale si prodigarono per la salvezza dei confinati ebrei all’Aprica, mettendo a repentaglio la propria vita.

Il Brigadiere Bruno PILAT, Comandante della locale stazione Carabinieri, con i suoi uomini: il Vice Brigadiere Massimo APOLLONIO, il Carabiniere Gaston GIUSTETTO, il Carabiniere Angelo BALSAMO, il Carabiniere Giuseppe PINA aiutarono i deportati ebrei dopo l’8 settembre 1943, avvalendosi della collaborazione di Don Giuseppe CAROZZI, sostenuto dal Capitano Leonardo MARINELLI della G.d.F. di Tirano, dal Finanziere Claudio SACCHELLI e da Don Cirillo VITALINI e ne salvarono circa 300. Aprica, 21 novembre 2012″. Introdotte da Edoardo Cioccarelli, hanno preso la parola le maggiori autorità. Il sindaco Carla Cioccarelli ha detto: “Gli Aprichesi possono essere orgogliosi di questa parte della loro storia, che c’insegna la solidarietà con cui i nostri padri hanno accolto quelli che loro chiamavano Zagàbri e li hanno aiutati, facendoli sentire parte della comunità.

Gli uomini che oggi ricordiamo e molte persone di Aprica non hanno esitato a mettere a repentaglio la propria vita per salvare quei 230 ebrei che, attraverso gli Zapéi d’Abrìga, sono stati portati, attraverso il Passo di Lughina e il Col d’Anzana, fino in Svizzera”. Tra questi traghettatori c’era anche il cav. Attilio Bozzi, classe 1921, presente alla cerimonia, non lontano da altre persone che ben ricordano quegli eventi per aver ospitato famiglie ebree. Tra queste persone anche Adele e Domenico Negri. Al termine del suo intervento, il sindaco ha letto il messaggio di Alan Poletti, l’autore della ricerca riportata nel suo libro “Una seconda vita” edito in inglese e ora in italiano, che ha permesso di far meglio luce su quelle tragiche vicende.

“Carissima Carla, è per me un grande piacere che il modo straordinario in cui è stata salvata la vita di 200 ebrei stranieri nell’autunno del 1943 stia ora per essere commemorato. Non dobbiamo dimenticare che essi stessi sapevano che dovevano fuggire in Svizzera dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. È stata una loro grande fortuna quella di essere in grado di chiedere per tempo l’aiuto di don Giuseppe Carozzi. Naturalmente, come sappiamo, solo lui era in grado di arruolare Bruno Pilat, Leonardo Marinelli e don Cirillo Vitalini in questa impresa. Ma ci sono stati molti altri di Aprica, Villa di Tirano, Bianzone e Tirano, i cui nomi non conosciamo, che hanno guidato gli internati, prima alla valle dell’Adda e poi attraverso le montagne, al confine nei successivi giorni e settimane.

È stata una mia grande fortuna quella di salvare questa storia dall’oblio e renderla disponibile per tutti. Un popolo che dimentica la propria storia perde la sua anima. È una storia di cui si può essere tutti orgogliosi. Con i miei più cordiali saluti, Alan Poletti”. Salvatore Angieri, viceprefetto di Sondrio, ha detto che “quelli ricordati oggi sono fatti che ci riempiono d’orgoglio. È bene lasciare alle nuove generazioni il ricordo di chi non solo ha salvato gli Ebrei, ma ha anche gettato le basi del nuovo Stato”. Dal canto suo, Pierluigi Gabrielli, colonnello comandante provinciale dei Carabinieri di Sondrio, ha sostenuto: “Valore civile più che militare dimostrarono coloro che, con più o meno responsabilità sulle spalle, agirono in quei frangenti, specialmente se si pensa alle difficoltà quotidiane della gente di montagna 70 anni fa in tempo di guerra.

La vita non era facile come oggi. I nostri figli non sono abituati a sacrifici e fatiche paragonabili a quelli di allora, difficoltà che rendevano tutti più uniti”. Dopo l’onore ai Caduti, esclamato dal nuovo comandante della stazione dei Carabinieri di Aprica Maurizio Magnani, che ha fatto scattare sull’attenti due rappresentanti dell’Arma in alta uniforme, Vanni Farinelli ha narrato per sommi capi la vicenda del salvataggio degli internati davanti alla nuova targa benedetta dal parroco don Augusto Azzalini e scoperta, a tre mani, da Bianca Pilat, figlia del brigadiere medaglia d’argento al valor civile Bruno Pilat, e da Dolores Apollonio e sorella, figlie del vicebrigadiere Massimo Apollonio. Da citare la presenza alla cerimonia dei famigliari di tutti coloro i cui nomi sono scolpiti nella targa (Carozzi, Vitalini, Sacchelli, ecc.) e di alcune delegazioni, oltre a quella aprichese, di associazioni degli Alpini, dei Finanzieri e delle Fiamme Verdi Valle Camonica, con le quali ultime il Comune di Aprica collabora nell’Ecomuseo della Resistenza del Mortirolo. E infine anche la presenza dell’assessore alla Cultura del Comune di Tirano, Bruno Ciapponi, e del sindaco di Villa di Tirano, Giacomo Tognini. La giornata è terminata con due spezzoni dello spettacolo “Portami di là”, inscenato dai Pueri Cantores presso la sala congressi del Centro Direzionale e una messa nel santuario di Maria Ausiliatrice a San Pietro.