L’arroganza della casta: l’ira del “celeste” contro la Parodi a La7

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Formigoni ha governato la Lombardia per 20 anni. Sono tanti. Per un politico nello stesso incarico sono una vita intera. Noi lombardi andavamo anche un pò fieri della nostra diversità, della nostra efficienza, del sistema sanitario indicato come il migliore d’Italia. E forse è stato davvero così per molto tempo. Forse è ancora così.

Formigoni che pare indicare la volta celeste

Poi sono iniziati gli anni degli scandali. Le voci della compromissione di alcuni consiglieri regionali in indagini della magistratura inquirente. I primi inaspettati nomi di politici lombardi e le prime inaspettate ammissioni. A destra e a sinistra uno sconquasso.

E’ emerso anche il nome del “celeste” il quale – per la verità – si è sempre difeso come un leone. Se non erro è iscritto nel registro degli indagati. Fino a prova contraria – come tutti – è da considerare innocente. Ma la domanda – come sempre – è: poteva non sapere? Non si è mai accorto di nulla? Mah!

Certo lui non l’ha presa bene. Visto in alcune trasmissioni televisive appariva assai nervoso sull’argomento scandali. Come se si toccasse un nervo scoperto. Poi, a far crollare definitivamente l’immagine “celestiale”, le cronache della sua incazzatura dopo la trasmissione di Cristina Parodi su La7.

Nell’audio, recuperato dal sito del “corriere.it”, e registrato dalla trasmissione “La zanzara” di Cruciani e Parenzo su Radio24, l’intervista che i due conduttori hanno fatto ad una dei protagonisti della vicenda: la stessa Cristina Parodi.

Questa la dichiarazione di scuse emessa alla fine di una giornata piuttosto confusa da Roberto Formigoni: «Ho accettato l’invito di Cristina Parodi al suo programma ad una sola condizione, che si parlasse di politica nazionale, altrimenti, ho dichiarato, avrei declinato l’invito. Così non è stato e tuttavia non mi sono sottratto a nessuna domanda. All’uscita dalla registrazione ero dunque giustificatamente irritato. Tuttavia mi scuso profondamente per ciò che è capitato in quei momenti e per i modi bruschi che ho utilizzato nei confronti della signora Carretta e della signora Parodi ».

Rimane – a parer mio – da sottolineare un’altra brutta pagina da iscrivere nell’albo dell’arroganza della casta e una leggera incrinatura nella corazza del nostro orgoglio di popolo lombardo efficiente, preciso, impegnato, solidale e molto educato.