SuperMario contro SuperMario

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Una volta tra le cose che il mondo intero c’invidiava potevamo collocare Firenze, Venezia, Pompei, le Dolomiti. Ora il mondo c’invidia due Mario: Monti e Draghi.

Pare, dico pare, perché la certezza matematica dovremo aspettare 200 anni per averla, che ora c’invidino i due cervelloni della finanza e dell’economia.

Per la verità, visti i risultati, su uno dei due – e non è certo Draghi – avrei qualche riserva. Ma se tutto il mondo dice che è un genio, chi sono io per metterlo in dubbio?

Anche se  – forse – tra i due non c’è un gran feeling su alcune questioni fondamentali. La prima delle quali sono le tasse.

SuperMario Draghi dice che il risanamento dei conti correnti deve necessariamente passare per i tagli alla spesa e non per nuove tasse, e lo va ripetendo da mesi, come ha fatto alla Bocconi, e lo potete vedere nel video preso dal Corriere.it

SuperMario Monti se ne frega bellamente e continua a “mazzuolarci” brutalmente. Forte del fatto che “il mondo intero” spinge perché continui  la carriera di premier anche dopo le elezioni.

Francamente, a me, questa storia comincia “a starmi sulle croste”. E se gli italiani decidessero di affidare le sorti del governo a qualcun altro, che farebbero i “poteri forti” e la finanza internazionale?

Manderebbero le forze d’invasione del “megagglomerato Gottschalk-Yutani Division” – per dirla con quel grande di Alan D. Altieri – ad occupare il suolo italico?

Forse sarebbe il caso che cominciassimo ad interrogarci se questa è l’Europa che desideriamo avere.

Forse è arrivato il momento che iniziamo ad usare la nostra modesta intelligenza “fuori dalla struttura” per capire che – sempre forse – esistono sistemi e strade nuovi per organizzare la “società civile” e strutturare il sistema politico.

Sovversivo? Forse, chissà. Ma se da qualche parte non iniziamo, moriremo democristiani – come si diceva una volta – o Montiani. Nessuna delle due è una fine che auguro a me stesso. Non fosse altro che per dare un dispiacere a quel bell’uomo del Pierferdy.