LUMEZZANE – Maria Paiato torna in scena all’Odeon per “Anna Cappelli”

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Stasera, giovedì 15 novembre alle ore 20,45, Maria Paiato è attesa al teatro Odeon di Lumezzane per “Anna Cappelli” di Annibale Ruccello, una produzione di Fondazione Salerno Contemporanea Teatro Stabile di Innovazione, per la regia di Pierpaolo Sepe, le scene di Francesco Ghisu e i costumi di Gianluca Falaschi. Lo spettacolo è inserito nella stagione promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune.

Amatissima dal pubblico e osannata dalla critica, Maria Paiato è considerata una delle più grandi attrici del teatro italiano. Tra i numerosi riconoscimenti, due premi Ubu (2005 e 2006), due Olimpici del Teatro (2004 e 2007), la Maschera d’Oro 2005 e il Premio Eleonora Duse 2009. Dopo l’esordio ne “La Maria Zanella” e la consacrazione di “Erodiade”, si conferma ancora una volta incontrastata padrona della scena nell’interpretazione di “Anna Cappelli”, “la migliore Anna Cappelli che finora si sia vista e ascoltata, la più intensa e commovente, la più fraterna e inquietante” (Enrico Fiore su Il Mattino).

Il monologo racchiude una storia piccola che ha come protagonista una persona comune osservata mentre scivola nella follia fino a farsi “mostro”, ma che Annibale Ruccello – geniale drammaturgo scomparso a soli trent’anni a meta degli anni Ottanta – colma di pietà, la pietà per i deboli, i traditi, i pazzi, i disperati, gli emarginati. Anna, abbandonata dopo anni di convivenza dall’uomo che ama, è vittima di una solitudine dilagante entro la quale si annida una profonda angoscia dell’esistenza. Afferma il regista Pierpaolo Sepe: “Il testo è insidioso e pieno di trabocchetti.

Il delirio naturalistico e minimale, ambientato in una miserabile Italietta degli anni Sessanta, a una lettura poco attenta può sembrare scarsamente dotato di una vena originaria limpida e necessaria; ma a uno sguardo più accorto non sfugge la mostruosa e depravata sottocultura piccolo-borghese che invade ogni respiro del dramma, incarnandosi in una donnina in apparenza docile e insignificante. L’intelligenza dell’autore sta nel nascondere, dietro la follia della normalità, un processo culturale drammatico che ha vissuto il nostro paese: la protagonista del dramma porta in sé la miseria degli anni in cui divenne importante avere piuttosto che essere”.

Anna Cappelli è una donna che vive in una cittadina di provincia. Impiegata al Comune, ha  una stanza in affitto da una fastidiosa signora. Dopo anni estenuanti passati in solitudine e ostilità verso il mondo, cerca un compagno di vita. S’innamora di Tonino Scarpa, ragioniere, che non la vuole sposare, ma vuole vivere con lei. Accetta, ma viene emarginata da tutti. Dopo anni di vita comune, lui decide di vendere l’appartamento, cacciarla di casa e trasferirsi in Sicilia. A questo punto scatta in Anna qualcosa che la spinge verso la follia. La sua risposta alla solitudine dopo l’ennesimo abbandono sarà violentissima e insieme teneramente straziante. Anna è una delle figure deliranti di Annibale Ruccello, contaminate da una solitudine usuale e dilagante entro la quale, come in un bozzolo corrotto, si annida l’angoscia più profonda dell’esistenza.

Ossessionata dall’idea di avere qualcosa di suo che le appartenga oltre ogni cambiamento, diventa parabola di un furore del possesso, inteso come unico antidoto a quell’irrimediabile perdita che è l’esistenza nella sua veste più brutale. “Io non posso sopravviverti, o ti perderei di nuovo. E io non posso concedermi il lusso di perderti di nuovo”. Il disvelamento dell’impossibilità di un’appartenenza che salvi dal baratro della solitudine, prelude al delirio di una scelta atroce come unica risposta alla vera follia: quella della perdita. Se le regole dell’esistenza contemplano l’assurdo della perdita, la risposta umana non può che essere il delirio. Gli eventuali posti ancora liberi saranno messi in vendita stasera dalle 20. Lo spettacolo è in programma nel circuito TBR-Teatri Bresciani in Rete e dopo l’esibizione di ieri al San Giovanni Bosco di Edolo, domani sarà al Politeama di Manerbio.