I nuovi dati Istat

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L’istituto nazionale di statistica ha pubblicato alcuni dati sulla situazione economica italiana. Il primo dato importante è la “stima preliminare del Pil”, la ricchezza “dell’azienda Italia”.

“Nel terzo trimestre del 2012 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2005, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, diminuisce dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 2,4% nei confronti del terzo trimestre del 2011 (lo stesso valore registrato nel secondo trimestre).

Il calo congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nei comparti dell’agricoltura e dei servizi e di un leggero aumento in quello dell’industria. Il terzo trimestre del 2012 ha avuto due giornate lavorative in più del trimestre precedente e una giornata lavorativa in meno rispetto al terzo trimestre del 2011.

Nello stesso periodo il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,5% negli Stati Uniti e dell’1,0% nel Regno Unito, mentre è diminuito dello 0,9% in Giappone. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,3% negli Stati Uniti e dello 0,2% in Giappone. Nel Regno Unito il Pil ha segnato una variazione tendenziale nulla.

La crescita acquisita per il 2012 è pari a -2,0%.”

Altro dato significativo è la “soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita”, disponibile aggiornato al marzo di quest’anno.

“L’indagine Multiscopo “Aspetti della vita quotidiana” è stata svolta nel marzo 2012 e ha rilevato le dimensioni della soddisfazione dei cittadini.

Rispetto al 2011 si riscontra una contrazione del livello di soddisfazione per la vita in generale, mentre la soddisfazione aumenta per alcuni ambiti rilevanti della vita quotidiana, come le relazioni familiari e amicali. Anche la soddisfazione per il tempo libero cresce, mentre peggiora quella per la situazione economica personale e familiare.

Il 40,5% delle famiglie giudica la propria situazione economica sostanzialmente invariata rispetto all’anno precedente, mentre cresce dal 43,7% al 55,8% la quota di famiglie che dichiara un peggioramento della propria situazione economica.

La percezione delle famiglie è, comunque, molto diversificata rispetto alla condizione della persona di riferimento. Dichiarano un peggioramento della propria situazione economica in misura superiore quelle con persona di riferimento lavoratore in proprio (58,8%), operaio (56,9%) e in cerca di occupazione (73,4%).

Anche la soddisfazione per la situazione economica personale cala. Il 55,7% delle persone di 14 anni e più si dichiara per niente o poco soddisfatta, contro il 49,5% dell’anno precedente.

Il calo della soddisfazione per la situazione economica registrato nel marzo 2012 si lega al peggioramento avvenuto nel 2011 degli indicatori europei di deprivazione. In complesso, la quota di individui in famiglie deprivate, con tre o più sintomi di disagio economico, passa dal 16,0% al 22,2%; quella delle persone in famiglie gravemente deprivate, con quattro o più deprivazioni, dal 6,9% all’11,1%.”

Circa il 12% in più di famiglie giudicano peggiorata la loro situazione economica e laddove il capofamiglia è un lavoratore “in proprio” la percezione è maggiormente negativa, a conferma del fatto da più parti ribadito, che la tassazione elevata e la crisi dei mercati ha colpito maggiormente il ceto medio e produttivo.

Fanno specie, alla luce di questi numeri, i tentativi – talvolta goffi – di alcuni ministri e dello stesso Monti di voler creare aspettative positive comunicando incredibili scenari di crescita e improbabili valutazioni di alleggerimento di una o più delle tante sigle che stanno a significare imposizioni fiscali a carico di aziende a famiglie. Intanto ieri l’Italia e l’Europa sono state messe a ferro e fuoco da cortei di studenti e lavoratori sfiancati da una situazione economica che sta diventando sempre più insostenibile, in modo direttamente proporzionale alla insopportabilità di politici più o meno famosi che continuano a litigare sul totale nulla nei talk show televisivi.

E’ – se vogliamo – perfino divertente sentire esponenti dei partiti che sostengono il govermo dei professori smarcarsi dai provvedimenti presi e dalle leggi approvate su proposta del governo.

Pdl, Pd, Udc. Tutti a giurare che non erano d’accordo su questo o su quello ma in parlamento qualcuno li avrà pur votati i provvedimenti che Monti aveva spiritosamente titolato “salva, poi cresci, poi non ricordo cosa Italia”. E le famose leggi sulle liberalizzazioni che non hanno significato assolutamente nella nostra vita quotidiana. E i tagli alle pensioni. E gli aumenti dei carburanti, e quelli dell’Iva, e i maggiori poteri di controllo sulla vita privata ed economica dei cittadini, e le scandalose campagne stampa contro i presunti “parassiti della società” che invece – magari e guarda caso – molte volte risultano congrui e coerenti con gli studi di settore.

No, nessun partito e nessun politico che si assuma la responsabilità di alcun che. Curiosa sta cosa. Non sarà che sentono aria di elezioni e temono che – invece – i cittadini elettori ricordino perfettamente tutto? Io lo spero vivamente e continuerò a sollecitare i nostri lettori a ricordarsi di questi partiti e di questi politici che hanno sostenuto il governo Monti: Pdl, Pd, Udc.