BRESCIA – Si finanzia l’Assicurazione Sociale per l’Impiego

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Con l’entrata in vigore dell’ASpI dal primo gennaio 2013 è previsto un aumento contributivo per le aziende che assumono gli apprendisti e i tempi determinati e nel contempo viene stabilito un contributo da erogare all’Inps in caso di licenziamenti (anche per giusta causa).

Dal 1° gennaio 2013, oltre ad applicarsi l’attuale contribuzione dell’1,31%, verrà introdotto un aumento contributivo dell’1,31% per i rapporti di apprendistato.
Per i rapporti di lavoro a tempo determinato la Legge 92/2012 ha previsto un contributo aggiuntivo a carico del datore di lavoro nella misura dell’1,4% calcolato sulla retribuzione imponibile ai fini previdenziali.

Nel limite delle ultime 6 mensilità, tale contributo addizionale è restituito al datore di lavoro, successivamente al periodo di prova, in caso di trasformazione a tempo indeterminato.

La restituzione avviene anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro assuma un lavoratore con contratto a tempo indeterminato entro 6 mesi dalla cessazione del contratto a tempo determinato (con detrazione delle mensilità decorrenti dalla cessazione sino all’assunzione).

In caso di licenziamento il datore di lavoro è tenuto a versare all’ASpI il 50% del trattamento mensile iniziale di ASpI per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi 3 anni. Tale contributo non è dovuto:
– fino al 31 dicembre 2016 per le procedure di mobilità dove sia versato il contributo d’ingresso;
– per i casi di licenziamento in conseguenza di cambi di appalto e, nel settore delle costruzioni edili, per completamento e chiusura del cantiere.

Le ipotesi di assunzione in cui l’addizionale sopra riportata non è dovuta riguardano:
– i lavoratori assunti a termine in sostituzione di lavoratori assenti;
– i lavoratori assunti a termine per lo svolgimento delle attività stagionali;
– i lavoratori dipendenti delle pubbliche amministrazioni;
– gli apprendisti.

Ma a quanto ammonta il contributo addizionale così stabilito? In termini estremamente sintetici, la tassa equivale alla metà dell’indennità ASpI da corrispondere al dipendente, nel caso di anzianità aziendale di 12 mesi. Pertanto, se il dipendente percepisce una retribuzione mensile e viene licenziato dopo 12 mesi, percepirà un’indennità ASpI pari a 750 euro (cioè il 75% della sua retribuzione media), e ne conseguirà una “tassa sul licenziamento” pari a 375 euro.

Ovviamente, il calcolo proporzionale sopra utilizzato per semplificare la quantificazione della tassa va moltiplicato per il numero di anni, fino al terzo. Pertanto, sempre nell’ipotesi del dipendente sopra ricordato, la tassa sul licenziamento sarà pari a 750 euro in caso di anzianità aziendale di 2 anni e 1.125 euro in caso di anzianità aziendale di 3 anni o superiore.

Le tasse sopra menzionate si riferiscono alle ipotesi di licenziamento individuale, mentre per il licenziamento collettivo, l’importo va triplicato.

Partiamo con il primo esempio, relativo a un dipendente con retribuzione mensile di 1.000 euro. In questo caso, l’indennità ASpI sarà pari a 750 euro. L’azienda, per interrompere il rapporto con il suo dipendente, pagherà un contributo variabile a seconda dell’anzianità di servizio: all’Inps andranno in tal modo 375 euro (cioè la metà dell’ASpI come sopra individuata) per anzianità di 12 mesi, 750 euro per anzianità di 24 mesi, 1.125 euro per anzianità di 36 mesi e superiori. Va peggio, come abbiamo già avuto modo di esaminare, per quelle aziende in crisi che si trovano a dover procedere, loro malgrado, a licenziamenti collettivi. In questo caso, infatti, il contributo viene triplicato, passando a quota 1.125 euro, 2.250 euro e 3.375 euro rispettivamente per anzianità di 12 mesi, 24 mesi e 36 mesi.

Se la retribuzione mensile è di 1.500 euro, l’ASpI a beneficio del lavoratore sarà invece pari a 965 euro. Ne conseguirà una tassa sui licenziamenti pari a 482,50 euro per anzianità di servizio pari a 12 mesi, 965 euro per 24 mesi, 1.447,50 euro per 36 mesi o superiori. In caso di licenziamento collettivo, invece, il contributo sarà triplicato, con quote pari a 1.447,50 euro, 2.895 euro e 4.342,50 euro per anzianità rispettivamente pari a 12, 24 o 36 mesi.

Per quanto concerne il lavoratore con una retribuzione mensile di 2.000 euro, l’indennità ASpI ammonterà a quota 1.090 euro, a fronte del contributo per il licenziamento (da corrispondere all’Inps) pari a 545 euro, 1.090 euro, 1.635 euro per anzianità di 12, 24 e 36 mesi, in grado di salire rispettivamente a 1.635 euro, 3.270 euro e 4.905 euro in caso di licenziamento collettivo.

Infine, per quanto concerne la retribuzione mensile di 2.500 euro – a fronte della quale il lavoratore otterrà un’indennità ASpI pari al massimale di 1.119 euro –, il contributo per l’impresa sarà pari a 559,50 euro, 1.119 euro e 1.678,50 euro in caso di licenziamenti individuali dopo 12, 24 o 36 mesi, che saliranno rispettivamente a 1.678,50 euro, 3.357 euro e 5.035,50 euro in caso di licenziamenti collettivi.

Contributo per l’apprendistato. Si noti come, in accordo con quanto ispirato dalla manovra, il contributo per il licenziamento debba essere altresì pagato in caso di interruzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, computando altresì i periodi di lavoro con contratto differente da quello a tempo determinato se il rapporto è proseguito senza soluzione di continuità. Il contributo sarà inoltre dovuto per le interruzioni dei rapporti di apprendistato differenti dalle dimissioni o dal recesso del lavoratore.

Per avere ulteriori informazioni dalle associazioni di categoria è consigliabile contattare la Confartigianato allo 030/3745219.