La crisi in Europa e le scelte americane di Obama

0

Il debito americano veleggia oltre il 120% del Pil d’oltreoceano. Se Obama non riuscirà a riequilibrare il bilancio federale Usa saranno possibili due catastrofici scenari mondiali: a) se il debito rimanesse alto e la banca federale americana continuasse a stampare cartamoneta il dollaro rischierebbe di perdere il proprio ruolo di moneta di riferimento mondiale con gravi conseguenze sulla stabilità finanziaria del mondo intero;

b) se invece l’amministrazione Obama puntasse drasticamente al taglio della spesa pubblica e ad un brusco aumento delle tasse si avvierebbe una spirale recessiva dai contorni preoccupanti (avete presente l’Italia? Uguale). Nel caso b) la domanda globale calerebbe a livelli tali che anche le economie più solide come Cina e Germania e – in parte – il Giappone andrebbero in depressione.

Quale delle due sia lo scenario peggiore non saprei dirlo. In un interessante articolo comparso oggi sul Foglio di Giuliano Ferrara, l’economista Carlo Pelanda vede due o tre possibili soluzione che – senza scendere in incomprensibili tecnicismi – vi elenco: a) gestire la crisi delle banche americane rinforzando “artificialmente” il dollaro e quindi la crescita americana e la domanda mondiale; b) mandare in vacca i debiti in euro (tra i quali il nostro) e rendere comparativamente il dollaro la moneta più forte e competitiva; c) accordo monetario di convergenza stabilizzante euro-dollaro.

Una soluzione ipotizzata parrebbe essere la possibile fusione tra banche americane ed europee.

Fantafinanza o fantapolitica? Difficile dirlo.

Quello che preoccupa è la totale mancanza di proiezioni sulle devastanti conseguenze sociali in caso di tracollo delle economie più forti e di contrazioni dei mercati.

La Grecia e la Spagna – al confronto – rischiano di essere una passeggiata.