VALVESTINO – Continua la protesta contro i cinghiali. La Comunità montana si difende dalle critiche

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L’Alto Garda si ribella ai cinghiali. Numerosi sono stati gli appelli lanciati per salvare i pascoli e gli orti del Parco, devastati dagli animali, ma di riscontro concreto al problema non se n’è visto alcuno. Cartelli e petizioni a poco sono serviti e le voci di protesta continuano a farsi sempre più numerose.

Sull’Alto Garda si concentra, infatti, quasi la metà della popolazione di cinghiali ufficialmente censita in provincia, circa 460 esemplari sugli 870 contati nel bresciano. Per la felicità dei cacciatori di tale animale. Silvano Orio, coordinatore del Circolo Arci Caccia di Tignale, Gargnano, Toscolano e Gardone, si batte da anni contro il proliferare della specie: “Cacciare il cinghiale – ha detto Orio – con il sistema della braccata, utilizzando i cani, disturba anche cervi, caprioli e camosci, non solo nelle zone libere alla caccia, ma anche nel demanio. Questo contesto favorisce il bracconaggio, anzi è il paradiso dei bracconieri. Nel Parco  dovrebbero vivere, in base alle potenzialità del territorio, 1.600 caprioli e 1.200 camosci mentre ce ne sono rispettivamente 600 e 250; i cervi, che erano arrivati ad essere 240, ora sono 130. Per non parlare della coturnice, che non c’è più da anni, dei galli forcelli, che si vedono occasionalmente, del gallo cedrone e del francolino di monte, scomparsi; lepri, starne e fagiani ci sono solo perché sono periodicamente reintrodotti artificialmente”.

La Comunità montana, l’ente gestore del Parco, ha riferito: “Il problema cinghiali – ha detto il presidente dell’ente, Roberto Righettini – è seguito costantemente. Dal 2009 al 2011 nel Parco sono stati abbattuti dalle squadre di cacciatori 1.073 cinghiali, ai quali va aggiunto il centinaio di capi abbattuto dalle Guardie provinciali. Se nel Parco vengono censiti 600 cinghiali il piano deve concedere la possibilità di abbatterne 600. Ma vista la diffusione della specie, a questo punto credo che sia impossibile liberare il Parco da questi animali”. La Comunità ha inoltre distribuito ad un centinaio di persone, dal 2010 ad oggi, oltre 60mila euro di recinzioni elettrificate, accollandosi il 70% dei costi.

Nei giorni scorsi, inoltre, a Navazzo s’è tenuto un vertice con consiglieri provinciali, enti locali e agricoltori: finalmente Brescia ha riconosciuto l’emergenza, tant’è che è stata proposta una soluzione drastica, quella cioè di approdare ad una nuova zoonizzazione da concordare con la Regione. Verrà, infatti, istituita una commissione provinciale per proporre una sorta di zoonizzazione del Parco dell’Alto Garda, al fine di meglio pianificare le aree in cui si renderà necessario ricorrere all’abbatimmento dei cenghliali.

“Preso atto del problema – ha commentato il consigliere provinciale Paolo Formentini della Lega Nord in occasione del vertice -, l’obiettivo è di far arrivare in Regione il nodo delle aree vocate e non, nel territorio del Parco alto Garda. Il fine è quello di dichiarare nociva la presenza dell’animale e proporre una notevole riduzione”. “Il cinghiale – ha aggiunto il sindaco di Valvestino – non può e non deve essere una risorsa per il futuro dell’alto Garda. Le vere biodiversità, purtroppo, si stanno estinguendo a causa dei cinghiali. Il problema è politico, e si continua a rimandare”.

In ogni caso, Roberto Righettini, presidente della Comunità montana Parco alto Garda difende l’ente dalle critiche: “Il problema – ha detto – è nato negli anni ’90 ma ora siamo davvero a livelli d’emergenza. E non è corretto affermare, come sentito dire da più parti, che il Parco fa poco o nulla per cercare di limitare questa situazione. Bisognerebbe conoscere tutte le sfaccettature del problema e non cavalcare la protesta per raccogliere facili consensi. Dichiarare ad esempio – ha continuato Righettini – che la soluzione è aprire la caccia tutto l’anno, anziché dal primo ottobre al 31 dicembre, significa fare solo propaganda e demagogia sapendo benissimo che la legge non lo prevede”. A giugno abbiamo chiesto alla Regione che, per quanto riguarda la parte di Parco regionale non compresa nelle aree demaniali o nel Parco naturale, questa venga definita come vocata alla gestione del cinghiale. Dal 2008 ben 1.073 ungulati sono stati abbattuti grazie all’opera dei cacciatori nelle zone basse del Parco. Nonostante la carenza di mezzi e di personale, se qualcuno mi autorizza a entrare nelle zone protette con i selecontrollori (il personale qualificato per l’abbattimento) ci vado anche domani. E se mi indicano la strada per intervenire nelle zone demaniali, io non ho nessun problema a intervenire, anche drasticamente”.

Secondo un monitoraggio di Coldiretti Lombardia, il costo delle devastazioni causate dai cinghiali nei primi 9 mesi del 2012 nella Regione Lombardia è stato di oltre 500mila euro: “La situazione è pesante – ha spiegato Ettore Prandini, presidente della Coldiretti Lombarda – se si considera che fra il 2006 e il 2011 il totale dei danni ha superato i due milioni e mezzo di euro. Serve un’azione coordinata di Province e Regione per un obiettivo comune e condiviso che porti alla soluzione del problema. Non possiamo continuare ad avere campi devastati, coltivazioni distrutte, danni alle aziende e rischi di incidenti sulle strade, come è già successo”. In Regione, la situazione peggiore è quella che riguarda Pavia, Varese, Bergamo e Brescia: nella nostra Provincia, a partire da gennaio, i cinghiali hanno colpito 258 volte, soprattutto in Valtrompia, Valcamonica, Valsabbia e Alto Garda, con danni per oltre 70mila euro.