ALTO GARDA – Il presidente della Comunità montana sfiduciato da cinque comuni

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Cinque dei nove Comuni aderenti alla Comunità montana hanno presentato una mozione di sfiducia al presidente Roberto Righettini e alla sua Giunta. Due le motivazioni addotte: “L’indifferenza al problema cinghiali, con riferimento alla richiesta di classificare il Parco Alto Garda come area vocata al cinghiale senza chiedere il parere dei sindaci e la scarsa presenza del presidente ai tavoli politici sui problemi del territorio”.

La mozione, firmata dai sindaci di Limone, Gargnano, Magasa, Tremosine e Valvestino, contiene anche le nuove linee politico-amministrative avanzate dai 5 Comuni, così come il nominativo del nuovo presidente proposto, ideviduato nel giovane sindaco di Valvestino Davide Pace. La mozione sarà votata dall’Assemblea dell’ente, che verrà convocata nei prossimi giorni.

Duro il commento di Righettini: “La questione cinghiali è solo un pretesto. Questo è il tentativo di ricostruire un sistema che è stato smantellato dalla magistratura con i processi in corso a carico del sindaco di Tremosine. La maggioranza proposta avrà al suo interno amministratori indagati e si forma attorno a un Comune il cui sindaco è al centro di un’indagine nella quale la Comunità montana è costituita parte civile. È singolare che si proponga alla presidenza dell’ente un sindaco che intende lasciare la Provincia di Brescia e la Regione Lombardia per annettersi al Trentino. Da questa vicenda – ha concluso Righettini – usciamo tutti perdenti. Ancora una volta si pensa più alle poltrone che a lavorare assieme per risolvere i problemi del territorio e dare risposte alla gente che vive nel territorio del Parco dell’Alto Garda Bresciano”.

Non ha tardato ad arrivare la replica dell’aspirante presidente Pace, che ha rimarcato alcune questioni, come “la scarsa presenza di Righettini sia sui tavoli politici e non che all’interno della stessa Comunità, il mancato rimpiazzo in Giunta del sindaco di Gardone Andrea Cipani dopo mesi dalle sue dimissioni, le innumerevoli decisioni prese senza consultare l’assemblea, la scelta di sostituire il presidente della Fondazione Servizi Integrati Gardesani, l’indifferenza al problema cinghiali, la proposta di utilizzare 200mila euro per la villa romana di Toscolano, lasciando solo le briciole al problema del masso di Gargnano.