Entra in aula Mameli

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Ora sì che ci sentiamo tutti italiani. Il senato della Repubblica, questa Repubblica in cui pare che ormai tutti abbiamo perso la tramontana, ha approvato il ddl che promuove l’insegnamento dell’inno di Mameli.

Adesso avrà voglia Grillo di attraversare a nuoto lo stretto di Messina: neanche se cammina sulle acque avrà più il ben che minimo appiglio per cercare di portar via voti alla “politica”.

Era necessario un sussulto di dignità per dare un “segnale forte” ai cittadini e – finalmente – arrestare il fiume in piena di questa inspiegabile disaffezione che gli italiani hanno dimostrato verso la politica.

Vi siete accorti – infatti – di come si è spenta velocemente l’eco relativa all’astensione nelle elezioni regionali siciliane?

Ora – francamente – non ricordi “i rotti” ma si sono astenuti quasi il 53% dei votanti e chi ha vinto ha racimolato forse il 30%, e alla fine il nuovo governatore ha tuonato, felice: “è stata una rivoluzione”.

Beata innocenza! Sì, una rivoluzione il cui significato – però –è sfuggito ai molti: la gente si è rotta le palle di essere presa per i fondelli dai politici bugiardi, corrotti, incoerenti che siano. Non lo sono tutti, naturalmente. Ma gli spettacoli degli ultimi giorni sono disarmanti.

E loro – i signori del parlamento – sono ancora lì a gettarsi la croce addosso l’un l’altro per il passato remoto e prossimo. A litigare sullo 0,000% del premio di maggioranza della nuova legge elettorale. Ad aspettare che Pierferdy scelga da che parte andare (da che parte? Ma non ha scelto mai in quarant’anni di vita politica!) Ad ascoltare gli sproloqui di Fini. Ad aspettare che il Cav decida ancora una volta tutto e il suo contrario.

Ennio Flaiano, che era un grande, l’aveva capito alcuni decenni fa: la situazione – in Italia – è grave ma non è mai seria.