BRESCIA – La mediazione non è obbligatoria. Parla l’esperto

0

La notizia è rimbalzata alla velocità della luce. La sentenza della Corte Costituzionale era attesa da mesi, da quando cioè la stessa Corte era stata coinvolta sulla supposta illegittimità dell’Istituto di mediazione in generale e sulla sua obbligatorietà in particolare. Il 24 ottobre, dopo la seduta del giorno prima, è arrivata puntuale la sentenza dividendo la platea degli operatori in due settori: coloro che si sono dichiarati vittoriosi (in generale gli avvocati) e gli altri (in generale i mediatori).

Personalmente e imponendomi la giusta obiettività del caso, ritengo che se, dalla lettura delle motivazioni, si riscontrasse il reale eccesso di delega, vorrebbe dire che ha trionfato la giustizia. Se, viceversa, sempre dalla lettura della sentenza, tale certezza di “eccesso” non venisse dimostrata, ciò vorrebbe dire che quei giudici  hanno perso l’occasione per farla trionfare. Non sono certamente qualificato a giudicare l’operato dei Giudici, ma, indubbiamente l’impatto di questa tanto attesa sentenza è molto, ma molto pesante. Se è facile parlare di obbligatorietà o di facoltatività, non lo è in modo assoluto dal punto di vista degli effetti che si vengono a produrre nell’ambito di tutti quegli organismi che si sono costituiti per lo scopo specifico. E se pensiamo a tutto ciò che c’ è stato e che c’è attorno a tale nuovo Istituto della mediazione, dobbiamo convenire che forse, e dico forse, si sarebbe potuto procedere in modo ben diverso da come, nella realtà si è proceduto.

Quando è nato l’Istituto di mediazione ed è entrato in vigore, era marzo 2010, c’è stato un importante lavoro sia di investimenti di somme che di programmi di lavoro. Evidenziamo i corsi per mediatori autorizzati dal Ministero della Giustizia, gli Organismi di ADR, gli esami da mediatore, gli aggiornamenti, i tirocini e tanto altro ancora. Per cosa? per un desiderio di riduzione reale di tempi della giustizia? per una ambizione di nuova opportunità di lavoro per i giovani? per una utopia? E’ difficile rispondere oggi, alla luce di ciò che è stato sentenziato. Cosa succede da oggi in poi? Gli Organismi saranno sciolti o continueranno a operare? Ha ancora uno scopo continuare come se nulla fosse? Tutto ritornerà come prima della nascita della mediazione. Se ci lasciassimo abbattere dagli eventi, dovremmo “mollare “tutto, dire “va bene, abbiamo scherzato” e pensare di inventarci qualcosa di  diverso. Ma non è giusto abbattersi, così come non è giusto “inveire” sempre democraticamente contro quei Giudici o quel sistema che consente che certe cose accadano.

No, tale atteggiamento non deve essere neanche pensato. Dobbiamo, viceversa, trovare delle forme che servano da incentivo ad adire la stessa via della mediazione, anche se facoltativamente, ripristinando lo scopo per il quale era nata: riduzione dei tempi, abbattimento dei costi e soprattutto, cosa più importante di tutto e che non è mai stato dato il giusto valore: ripristinare la comunicazione tra le parti in conflitto. Le cause, i Tribunali, i Giudici non tengono conto di tale aspetto, con il risultato che tutto si riconduce alle leggi, eccezioni, rinvii, ammissioni, condanne e assoluzioni che, certamente tutto fanno tranne che riconciliare le parti, anzi, nella realtà allontanano ancora di più coloro che sono entrati in conflitto. La mediazione doveva servire anche a questo: in una era dove la tecnologia annulla la persona, dove internet, facebook o twitter hanno sostituito la parola, il linguaggio, il contatto reale, lasciando spazio a tutto ciò che c’è di virtuale, la mediazione poteva essere l’occasione per riavvicinare le parti, indipendentemente da torto o ragione, indipendentemente dagli interessi economici di ognuno delle parti in conflitto.

Il mediatore era la persona adatta, perché non interessata né alle cause e né al profitto (vi vedano i compensi spettanti da Regolamento) a contribuire alla soluzione di un conflitto non dando un “giudizio di merito”, quanto aiutando le parti a trovare, essi stessi, una soluzione condivisibile e accettabile da entrambe. Alla luce della sentenza della Corte Costituzionale, secondo il mio parere, dobbiamo fare ciò che fino ad oggi non è stato fatto o è stato fatto in modo insufficiente e non incisivo: Pubblicizzare l’Istituto della Mediazione, informare dettagliatamente e in modo veritiero i vantaggi di tale opportunità. Solo informando  tutti i cittadini (non solo quelli già in conflitto) della reale portata della mediazione, si può incidere nelle decisioni di chi entrerà, o è già entrato, in conflitto superando la ritrosia o avversione contro la procedura, magari da chi ha altri interessi a continuare a occupare le aule del Tribunale.

Sono fermamente convinto che il poco interesse alla mediazione è dipeso proprio alla cattiva, carente o inesistente puntuale informazione. Ogni parte in conflitto ha seguito il consiglio loro dato da chi riteneva e ritiene superflua la mediazione, senza però preoccuparsi di spiegare se è realmente così o meno. Ultima osservazione personale: quanti sono a conoscenza del beneficio fiscale fruibile in caso di richiesta di mediazione e in caso di suo successo? A quanto ammonta tale agevolazione fiscale sotto forma di credito d’ imposta? Questa ulteriore informativa data alle parti, anche prima della decisone di adire o meno la via della mediazione, potrebbe contribuire a schiarire loro le idee e prendere una decisione veramente convinta e consapevole.