RIVA DEL GARDA – Monti tra fischi e consensi al Festival della Famiglia

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Il premier Mario Monti, in occasione del Festival della Famiglia, si è recato a Riva del Garda, in Provincia di Trento. Ad attenderlo circa 200 rappresentanti dei vari movimenti antagonisti. “Sui nostri Monti solo resistenza”, “SMontiamo l’austerità”, “Smontiamolo” c’era scritto su numerosi striscioni. La manifestazione è stata organizzata dalla rete trentina Welcome Monti e ha l’adesione dei centri sociali del Nordest e dell’Emilia Romagna, di Rifondazione Comunista e Sinistra Unita del Trentino e dei collettivi studenteschi locali.

Il corteo dei manifestanti ha cercato di sfondare il cordone delle forze dell’ordine che proteggeva il centro congressi e le sue adiacenze, sede del Festival. “Vogliamo il diritto di protestare liberamente e ce lo conquistiamo metro dopo metro”, “Nessuna zona rossa nel nostro futuro” su altri striscioni. Nell’occasione, sono stati lanciati mezza dozzina di grossi petardi, lacrimogeni e fumogeni, il cui lancio è stato accompagnato dal grido: “Fateci passare”. Agenti di polizia e Carabinieri, con tanto di maschere antigas, sono riusciti a tenere a bada il corteo dei manifestanti.

Poi il Presidente del Consiglio è arrivato al centro congressi, tra fischi e applausi. Monti: “Abbiamo fatto errori, ma sono orgoglioso del governo. Ci sono stati limiti alla nostra azione, avremo fatto errori – ha precisato Monti -. Non mi riferisco a nulla di preciso, sono orgoglioso delle politiche fatte, ma sarebbe sciocco non ammettere che ci sono stati errori e so che se avessimo avuto più tempo le avremmo fatte meglio e le avremmo spiegate”.

Poi ha aggiunto: “L’Italia deve assomigliare di più a una buona famiglia, per guardare alle sfide del nostro tempo con più fiducia. È alle famiglie che il Paese deve essere grato. Grazie alle famiglie, alla loro solidità e la loro vocazione solidale e la loro capacità di risparmio, l’Italia è in grado di affrontare le sfide di oggi. Pensiamo a cosa sarebbe potuto accadere al peso del nostro debito pubblico, del quale siamo tutti responsabili e non solo qualche astratta categoria di politici perversi che ogni tanto ci piace pensare come ricettacolo di colpe collettive del Paese, se si fosse sommato, come accaduto in altri Paesi, anche il debito privato di famiglie che si sono molto indebitate per i loro consumi. La nostra credibilità e la fiducia degli investitori sarebbero state scosse ancor più di quanto sia avvenuto. E invece il risparmio privato, pur intaccato, si rivela una garanzia di stabilità per il presente e una base su cui costruire il futuro. La stessa gestione della cosa pubblica dovrebbe ispirarsi al principio di equilibrio dei conti che la maggior parte delle famiglie italiane applica da sempre. L’Italia deve somigliare sempre di più a una buona famiglia: non so se sia conservatore o progressista dire questo, ma non mi importa. Lo deve fare per guardare alle sfide del nostro tempo con maggiore fiducia.

È possibile essere ascoltati dai cittadini senza gridare e senza tentare di sedurre. È possibile ottenere consenso senza cercarlo, se è vero che l’opinione pubblica italiana sta mostrando di capire i sacrifici. C’è chi protesta, anche qui fuori, e io li capisco – ha detto il premier, riferendosi ai manifestanti che fuori dal palazzo del festival hanno continuato a lanciare petardi e protestare -, ma una vasta cerchia di cittadini, che forse non erano abituati a essere trattati come adulti dal mondo politico, sembra che ora abbiano capito che in certi momenti può essere necessario affrontare sacrifici se si vuole che la casa comune possa avere un decoro nel mondo. Gli italiani anche a questo tengono hanno capito che certe rinunce oggi per avere una vera speranza di un domane migliore, se spiegate, possono essere praticate e condivise.
Un merito di questo governo – ha proseguito il Premier –  non è tecnico ma politico. Ovvero l’aver fatto lavorare insieme i nemici. Soprattutto due partiti, come loro stessi dicono ora, si affrontavano in modo incivile. Sprecavano le loro migliori energie non per costruire qualcosa ma per distruggersi uno con l’altro. Con loro, in questo Parlamento in fase di fine legislatura è stato possibile raggiungere decisioni in misura più incisiva a periodi precedenti. Si tratta di risultati politici, non tecnici. E’ questo il lascito di questo governo strano e breve offre a chi verrà. È possibile far lavorare assieme i nemici. Siamo stati chiamati, non certo a promuovere un accordo di pace tra tre partiti, mentre almeno due di loro, come dicono loro stessi, si confrontavano in modo incivile. In tempi brevissimi abbiamo dovuto estrarre da questo materiale politico e umano delle decisioni per il paese e siamo riusciti”.

In passato si è promesso troppo senza saper mantenere le promesse”, ha concluso Monti, rispondendo ad una signora del pubblico che sollecitava politiche per le famiglie.