GARDA – Ragazzo massacrato sul Garda: proseguono le indagini

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Quattro giovani, Alberto Recchia, Iacopo Gregorio Magagna, Edoardo Colti e Michele Rossi, sono già stati arrestati, con l’accusa di aver aggredito e massacrato un ragazzo, e si trovano ora agli arresti domiciliari. Il quinto ragazzo iscritto nel registro degli indagati, invece, non è ancora rientrato in Italia, ma lo farà nei prossimi giorni.

Nel frattempo, il Gip di Verona che si occupa del procedimento, Isabelli Cesari, magistrato che ha accolto la richiesta di arresto del sostituto procuratore Elisabetta Labate, ha provveduto a interrogare i ragazzi, tre assistiti dall’avvocato Andrea Bacciga e uno, Michele Rossi, assistito dal legale Vitonicola Galante. La difesa ha puntato a dimostrare l’inconsistenza delle ragioni che hanno giustificato l’irrogazione nei loro confronti della misura cautelare degli arresti domiciliari.

Una cosa, tuttavia, è certa: al di là di quanto potrà emergere nel corso del procedimento, il ragazzo vittima del pestaggio al Lido Ronchi di Castelnuovo del Garda lo scorso 8 luglio, non dimenticherà di certo le modalità agghiaccianti con le quali la violenza gli è stata inflitta. Preso a pugni, gettato a terra, accerchiato e colpito con cinghie e calci, il ragazzo avrebbe potuto, forse, riportare lesioni gravissime fino alla morte, se non fosse intervenuto un addetto della vigilanza, che ha spiegato poi agli inquirenti che non era in corso una rissa, giacché la vittima non aveva nemmeno provato a difendersi.

E, prima di fuggire, uno degli aggressori, il primo a colpire, sembra aver minacciato il ragazzo dicendo lui: “Non è finita, ci rivediamo”. Questa notizia è riportata nell’ordinanza del Gip nella quale, seppur in modo conciso, viene così narrato l’episodio di violenza: il ragazzo “è stato aggredito presso il Lido Ronchi senza alcun motivo da Iacopo Magagna, che la vittima conosceva e poco dopo da una decina-quindicina di giovani, amici del Magagna”. Nessun dubbio sull’identità di Magagna e sulla sua partecipazione: “È certa, sulla base delle dichiarazioni della vittima che lo conosceva bene nonché dell’individuazione fotografica positiva effettuata dagli amici della vittima”.

La vittima, come riportato dalla dottoressa Cesari, oltre al Magagna ha individuato anche Recchia e Rossi, sia perché li conosceva sia sulla base delle fotografie che gli sono state mostrate dalla polizia. Tale certezza, tuttavia, viene meno per quel che riguarda il coinvolgimento di Coltri nella vicenda: “La vittima ha dichiarato non essere certo che uno degli aggressori fosse l’indagato in questione, che conosce di vista [anche se] il riscontro positivo si rinviene nell’individuazione fotografica effettuata in termini di certezza” da uno dei giovani che era con lui.