GARDA – Ragazzo pestato a sangue, arrestati 4 giovani di estrema destra

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Il fatto era avvenuto lo scorso luglio su una spiaggia di Castelnuovo del Garda; gli aggressori, tutti di età compresa fra i 19 e i 22 anni, avevano attaccato briga con la vittima per futili motivi e la avevano selvaggiamente aggredita. Il giovane era stato scaraventato a terra ed era stato colpito con calci, pugni e cinghiate sul viso. Solo l’intervento di alcuni turisti aveva consentito di evitare il peggio.

Ad aggredire il ragazzo, che aveva riportato la frattura del setto nasale, lacerazioni alla testa e altre lesioni per 60 giorni complessivi di prognosi, erano state più persone, una delle quali è ancora latitante. Alcuni aggressori, dopo la denuncia sporta dal ragazzo, sono stati arrestati. Dopo due mesi, la squadra mobile e la Digos della questura sono riuscite a raccogliere elementi tali da indurre la magistratura ad emettere nei confronti degli indagati provvedimenti coercitivi, restrittivi della libertà personale. In modo particolare, è stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari: con questa la magistratura mira a scongiurare il rischio della reiterazione del reato. Gli arresti domiciliari, per il Gip, sono infatti sorretti dal pericolo di reiterazione in soggetti “che sembrano ricorrere alla violenza come mezzo di soluzione di qualunque problema – o anche solo per antipatia, come nel caso di specie, in cui la vittima non risulta avesse posto in essere alcuna provocazione e si sia limitata a difendersi dalla prima, proditoria, aggressione del Magagna – e con dinamiche connotate di spiccata aggressività”. L’ordinanza del Gip cita anche le “allarmanti schede soggettive trasmesse dalla Digos”. Nei loro confronti grava l’accusa di lesioni gravissime e aggravate. Secondo le prime ricostruzioni, l’episodio sarebbe riconducibile agli ambienti dell’estrema destra e alle frequentazioni nella Curva Sud dell’Hellas Verona allo stadio Bentegodi. L’aggressione sarebbe stata, secondo la tesi della procura, una sorta di prova di forza del branco nei confronti di un giovane che conoscevano, con il quale c’erano stati nel passato vari screzi.

Nessun movente di natura politica, dunque, ma “violenza usata per affermarsi”, come ha spiegato il dirigente della Digos veronese, Luciano Iaccarino. Gli arrestati sono due ventenni, Jacopo Magagna e Alberto Recchia, un diciannovenne, Michele Rossi, ed Edoardo Coltri, di 21 anni. La misura cautelare degli arresti domiciliari è scattata anche per un 17enne e per una sesta persona che, al momento, si trova all’estero. La polizia sta cercando di identificare altri giovani che hanno partecipato all’aggressione.

Ciò che in questa vicenda colpisce è la gratuita del gesto, quella che Iaccarino ha definito “violenza usata per affermarsi”. Agostino Portera, docente di pedagogia alla Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Verona, ha spiegato che alla base di queste forme di violenza c’è una pesante crisi dei valori: “Questi episodi di violenza spesso sono una reazione distruttiva a un vuoto che rischia di travolgere. C’è un individualismo dilagante, una gerarchia di valori che non è più tale, dalla famiglia alla scuola. Il tutto, a fronte del prevalere invece di disvalori. Ridurre questo tipo di violenza alla sola matrice politica sarebbe riduttivo anche se un certo tipo di ideologia, un determinato linguaggio politico estremo hanno sicuramente un peso. Da non sottovalutare anche l’impoverimento culturale di molte persone, a fronte di un arricchimento materiale: tanti denari ma pochi libri. E in questo vuoto l’istintualità animale prende il sopravvento”.

D’accordo con le parole del professore è Giuliana Guadagnini, psicologa e responsabile del punto d’ascolto disagio adolescenziale e prevenzione al bullismo dell’Ufficio scolastico provinciale.  “Si tratta di un disagio giovanile sempre più diffuso – ha detto – che va ad aggiungersi al disagio adolescenziale, quel fisiologico bisogno di trasgredire di cui tutti abbiamo sofferto. Negli episodi di bullismo e di violenza, invece, i giovani agiscono senza avere la consapevolezza dei danni che infliggono: sia a se stessi che alle persone che subiscono. Può essere, come ho visto, lo spintone dalle scale ai danni di un compagno di scuola o la manomissione del motorino: ma spesso dietro episodi di violenza più e meno gravi, i giovani lanciano il proprio grido d’aiuto. E anche una volta archiviati gli anni della scuola, le dinamiche che muovono alla violenza non cambiano: eventualmente peggiorano. Aumenta la forza fisica e fuori dal controllo scolastico a scoprire e punire questi episodi c’è la polizia”.

“Creare allarmismo dopo questo, seppur ennesimo, fatto di cronaca sarebbe sbagliato. Verona è una città bella e accogliente e gli esempi positivi tra i giovani sono innumerevoli. Ma far passare in sordina questi segnali d’allarme che ci lanciano i ragazzi sarebbe altrettanto insensato”, ha detto Portera. “Innanzitutto l’aggressività andrebbe incanalata – ha aggiunto Guadagnini –, trasformata in energia positiva attraverso lo sport e l’aspetto educativo delle discipline sportive, armi marziali comprese. E poi sentiamo forte il bisogno di corsi di formazione ad hoc per insegnanti e genitori”.