Alcune riflessioni su cui ragionare per capire come sta andando davvero il nostro paese

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I tempi sono difficili. Non serve ascoltare i dibattiti televisivi nè fare attenzione ai sondaggi del lunedì di Enrico Mentana in cui illustra il su e giù nel gradimento degli italiani di partiti e candidati premier.

Ma, per capire cosa succede davvero è meglio leggere cosa accade nelle corsie della grande distribuzione, dove le tante “disperate” signore Maria ogni giorno consumano le suole delle loro scarpe alla disperata ricerca del “magic price”.

Vorrei sottoporvi un pezzo apparso su gdonews.it – a firma di Andrea Medeghini – il 22 ottobre, nel quale l’autore riporta un’analisi del Prof. Enrico Finzi, sociologo dei consumi e Presidente di AstraRicerche, che ha tenuto un seminario agli associati del mondo Sigma Supermercati sulla Private Label ed il suo rapporto con il moderno consumatore.

“Finzi ha fatto una fotografia del presente che si può considerare estremamente preoccupante ed in grado di sconvolgere le storiche abitudini della Distribuzione Organizzata e dei suoi assortimenti, dato che dalle ricerche effettuate emergono prototipi di consumatori profondamente cambiati.

Secondo una serie di analisi e sondaggi effettuati da Finzi ed il suo staff risulta che per il 70% degli intervistati “le cose vanno male o malissimo”. Un dato così vasto di pessimismo non è mai stato registrato dalla seconda guerra mondiale in su.

Si pensi che nel 2010, ovvero a due anni dagli eventi della Lehman Brother e quindi dal sorgere della crisi economica mondiale, alla medesima domanda rispondevano in tal senso”solo” il 48% degli intervistati. Lo stato di pessimismo sulla vita del consumatore non si limita ad una previsione per il prossimo anno, bensì è un pessimismo che si proietta nella vita dei prossimi tre anni (addirittura chi ha risposto anche dieci anni) degli intervistati.

Il 58% pensa che il nostro Paese è sull’orlo del Default, del fallimento. Insomma si può con buona certezza affermare che la nostra è una società depressa, per dirla con la terminologia di marketing siamo passati da una fase di downgrade, dove i consumi scendono, ad una fase di Downsize ovvero ad una riduzione delle aspettative.

Su tale considerazione Finzi ha fatto una interessante riflessione sociologica: la crescita economica degli anni ’60, e più in generale ogni crescita economica, provoca parimenti sul consumatore una crescita delle aspettative, ovvero la gente sta meglio e spera di stare sempre meglio.

Ebbene per 50 anni tale tendenza non è mai scemata sino al principio degli anni 2000. Da tale momento in poi hanno continuato a crescere le aspettative ma non la soddisfazione. Adesso, nel 2012, siamo invece nella fase delle aspettative decrescenti. Questa è una fase dove gli italiani risparmiano meno, o non risparmiano più (siamo sempre stati uno dei Paesi tra i più risparmiatori al mondo), i consumi si modificano di conseguenza affermando sempre di più nuovi modelli.

C’è molta più attenzione al prezzo.

Si afferma in modo generalizzato il format discount come un punto di acquisto legittimato

Aumentano considerevolmente gli acquisti dei prodotti in Private Label

Nel supermercato hanno una forte ascesa i prodotti a basso costo (entry level)

La tendenza ai prezzi più bassi si fa strada anche sul lusso, si può infatti parlare sia di “low price” che di “lower price”, ovvero di prodotti di lusso a prezzi più bassi del convenzionale, e tale tendenza è sintomatica dell’approccio al consumo che in forma generalizzata rende “di moda” il risparmio.

Da una indagine statistica sul consumatore compiuta dall’equipe di Finzi risulta che:

– il 38% degli intervistati evita i prodotti BRAND
– il 22% li limiti a poche categorie
– il 23% sia rimasto un BRAND FAN, un sostenitore dei Brand

Si pensi che venti anni fa, nel 1992, i Brand Fan erano il 76%.

Sempre nel 1992 la fiducia verso l’acquisto dei prodotti a marca commerciale era limitata al 32% dei consumatori, nel 2012 siamo al 56%.

In buona sostanza il 56% preferisce l’acquisto del prodotto a marca commerciale contro il 47% che è ancora sostenitore del Brand.”

Bene. Letto questo vi invito a rivedere -in alto – il grafico pubblicato dall’Istat sugli andamenti dei consumi al dettaglio. Rivisto il quale vi esorto a ricordare le parole di qualche avventato politico che si azzarda a dire che stiamo per uscire dal tunnel della crisi.
Tra questi avventati sostenitori dell’ottomismo italico spiccano anche alcuni temerari bocconiani “prestati” alla politica, che da quasi un anno governano il paese.
Alle prossime – sempre più prossime – elezioni sarà meglio che facciate bene attenzione al simbolo sul quale apporre – o non apporre – la vostra preferenza.