La sentenza di condanna dei sismologi della commissione “grandi rischi”

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Ci siamo riusciti ancora una volta. Abbiamo fatto ridere tutto il mondo scientifico e civile. I giudici dell’Aquila hanno condannato gli esperti della commissione per – pensate un po’ – “omicidio colposo”, a causa di informazioni inesatte fornite una settimana prima del sisma.

Sarebbe come condannare un meteorologo per non aver previsto un tornado, o un medico per non aver previsto un tumore ad un paziente con problemi di respirazione, o il rapido evolversi di un virus sconosciuto.

Quello dell’Aquila è stato un dramma, come drammatiche sono le immagini che – a distanza di tanto tempo – ancora mostrano la città dilaniata dal sisma.

Ma come si fa a dare la colpa agli scienziati? Allora cosa dovrebbero fare a chi ha permesso la costruzione di edifici pubblici e privati antisismici? A chi ha concesso eventuali condoni ad edifici non costruiti seconda la normativa corrente?

O a quei palazzinari che hanno eretto costruzioni utilizzando materiali inadatti per risparmiare sui costi? Dovremmo forse condannarli alla pena capitale.

Il rischio vero è che – d’ora in avanti – nessuno voglia più assumersi la responsabilità di dare informazioni, ancorchè attendibili. E che si disperda quel grande patrimonio di solidarietà ed esperienza che è rappresentato dalle strutture, anche di volontariato, della Protezione Civile a tutti i livelli.

Viviamo momenti difficili da comprendere, in un paese scosso da polemiche alcune volte inutili. Facciamo fatica a capire quale ipotesi di struttura politica e sociale costruire per una società di uguali, pur nella diversità, con tutte le insondabili incognite che anche la multiculturalità ci costringe a valutare.

Di una sentenza sulle errate valutazioni del terremoto si poteva francamente farne a meno