BRESCIA – 80 gruppi industriali sondati dal Centro Studi di Aib

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Terza edizione dell’analisi dei bilanci consolidati dell’esercizio 2011 dei primi ottanta gruppi manifatturieri bresciani, curata dal Centro studi dell’Associazione Industriale Bresciana. Un’edizione, quella in distribuzione in questi giorni, con alcune interessanti novità rispetto allo scorso anno: oltre al confronto fra gli ultimi due esercizi, è stata compiuta un’analisi sul quinquennio 2007-11, al fine di disporre di un osservatorio sull’andamento della manifattura bresciana prima, durante e (dopo?) la crisi.

E’ stata calcolata, sui cinque anni, la deviazione standard del ROE, dato che aggiunge nuove informazioni e offre un quadro estremamente mutevole nel corso del periodo considerato; sono stati introdotti alcuni dei principali indici di bancabilità, per comprendere meglio l’evoluzione del rapporto banca-impresa. Lo studio, con il titolo “Ripresa… per alcuni, ma non per tutti”, si può sintetizzare così: la redditività operativa lo scorso esercizio ha registrato un modesto aumento, passando dal 3,5% del 2010 al 4,4% del 2011 e questo come dato medio, dato che non rende merito, tuttavia, al risultato delle imprese più virtuose (quelle realtà con un roa superiore al 5%) la cui incidenza sul totale si è attestata al 45% (rispetto al 33,8% del 2010) e questo ci spiega come il miglioramento della redditività operativa registrato nell’ultimo esercizio a livello complessivo non abbia riguardato l’intero campione, ma sia stato trainato da alcuni gruppi che già nel 2010 si caratterizzavano per performance reddituali tutto sommato positive.

Quanto al Roe (l’indice di redditività del capitale proprio), nel 2011 si è attestato al 4,2% in miglioramento rispetto al 3% del 2010, ma il dato rimane ancora basso se confrontato con investimenti alternativi, cosiddetti risk free. Insomma, per fare impresa il rischio è alto e il rendimento troppo spesso non compensa il rischio. Non solo, dall’incremento della deviazione standard (che misura il grado di disomogeneità del campione considerato) possiamo evincere come la ripresa abbia “assistito” solo alcuni player che – a prescindere dal settore di appartenenza – hanno saputo meglio di altri porre in atto, per tempo, oculate strategie legate al prodotto, all’innovazione e all’internazionalizzazione.

Quanto ai ricavi, a livello complessivo, le vendite  nel 2011 hanno registrato un recupero del 46,7% dai minimi del 2009, mentre la distanza dai massimi è del 5,6% e questo evidenzia che, nonostante i progressi compiuti, nel 2010 e nel 2011 l’attuale valore dei ricavi è ancora inferiore ai livelli pre crisi. Un dato di sintesi conclusivo: permane la difficoltà del manifatturiero  nel conciliare la crescita dei fatturati con la marginalità aziendale, marginalità sacrificata in funzione del recupero dei volumi di vendita antecedenti la recente crisi finanziaria.

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ALLEGATO 1

ALLEGATO 2