PRESEGLIE – “Il sale della terra” si presenta sulla vita di Karol Wojtyla

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Venerdì 19 ottobre, presso la chiesa di San Carlo, a Preseglie, avrà luogo, alle ore 20, la presentazione del libro “Karol Wojtyla: il sale della terra”, scritto da Luisella Magnani, dal prof. Marco Rossi e dal dott. Roberto Barucco, con i commenti di don Valmore Campadelli, Mons. Ivo Panteghini, On. Giuseppe Romele, Sergio Isonni, Marco Rossi e Anna Rivadossi, presidente dell’Associazione culturale Terre di Lombardia.

Preseglie

Durante la serata, organizzata dal Comune di Preseglie in collaborazione con la Provincia di Brescia, la Commissione Biblioteca di Preseglie, l’Associazione culturale Terre di Lombardia e la Proloco di Preseglie, verranno proiettati filmati e verranno lette poesie, con l’accompagnamento musicale di Emanuele Trentini, studente presso il distaccamento di Preseglie dell’Accademia della chitarra di Brescia, giovane promessa del mondo chitarristico, in grado alla sua giovanissima età, di eseguire con scioltezza un repertorio brillante da concerto; il Trentini è allievo del Maestro Tampalini, noto a livello internazionale: formatosi presso il Conservatorio di Brescia con Gianluigi Fia e con Marco De Santi, egli ha frequentato molti corsi di perfezionamento in Italia, Spagna e Germania, tenuti da Tilman Hoppstock, Eliot Fiske Dusan Bodganovic. Affermatosi come solista in alcuni dei più importanti concorsi internazionali di chitarra, egli ha tenuto concerti in tutta Europa, Asia e Stati Uniti accompagnato da grandi orchestre.

Vi lasciamo, quale anticipazione della serata, una recensione di “Il sale della terra”, scritta dalla coautrice Luisella Magnani: «”Questa GrandeTela ad olio”: è questo il titolo al quale chi scrive vuole affidare tutta l’Essenza della Persona di Karol Wojtyła, presente nel testo “Il sale della terra” , testo curato e amato, dal Prof. Marco Rossi, dal Dottor Roberto Barucco e da chi scrive. L’opera, graficamente e magistralmente impaginata da “Meccanica delle Idee” di Brescia, edita dalla Compagnia della Stampa, è stata presentata lo scorso 25 Marzo 2011, alla Fondazione Civiltà Bresciana.

Il sale della terra

L’agricoltura è la coltura e cultura di ogni uomo, il quale deve essere consapevole che il suo tempo, a lui affidato, è un campo coltivabile, un campo arabile, è un campo agricolo. Sono i contadini, i lavoratori, gli agricoltori, gli attori di queste pagine, gli uomini tutti in una coralità e cordialità d’Insieme che arano i campi del loro esistere.

“La coscienza che il lavoro umano sia una partecipazione all’opera di Dio, deve permeare – come insegna il Concilio – anche  le ordinarie attività quotidiane. Gli uomini e le donne, infatti, che per procurarsi il sostentamento per sé e per la famiglia, esercitano le proprie attività così da prestare anche conveniente servizio alla società, possono a buon diritto ritenere che col loro lavoro essi prolungano l’opera del Creatore, si rendono utili ai propri fratelli e danno un contributo personale alla realizzazione del piano provvidenziale di Dio nella storia”. (Giovanni Paolo II   – Laborem Exercens, 25).

La teleologia di questa opera è il richiamare all’appello ogni Uomo e invitarlo ad essere Agricoltore e Cultore d’Amore in ogni campo dell’umano esperire. In ogni campo. In ogni campo, a partire dagli insegnamenti di Karol, secondo il quale, l’agricoltore ha una rara fortuna che tocca a pochi uomini: quella di poter toccare con mano ogni giorno il miracolo della natura, il mistero della creazione nella vita che sboccia (Marco Rossi, p. 24). L’uomo viene visto in quest’opera come il sale della terra, la sua più alta e altra misura in questa GrandeTela ad-olio (p. 71), illuminata dalla luce del grano che illumina ogni pagina. Non è forse un miracolo quotidiano quello che si compie quando un seme si fa spiga, e da essa tanti chicchi di grano maturano per essere macinati e diventare pane? Non è forse un miracolo della natura il grappolo d’uva che pende dai tralci della vita? (p. 83). Il cuore di tutta l’opera può trovare il suo battito in queste due domande, che Karol pone all’umanità, all’umano vivere, all’umano credere, all’umano sentire, all’umano vedere. Domande che pongono il pensiero dell’uomo lungo un sentiero tutto nuovo, ancora da percorrere, domande che invitano l’uomo al sapore della volontà che porta al valore della bontà, della carità e della verità. La verità del grano, la sua luce, la verità del grappolo d’uva, il suo sapore. Domande che trovano una risposta nel ritratto del contadino che Roberto Barucco presenta nell’opera… speranza insita nel cuore dell’uomo e che ritroviamo nella quotidianità del contadino, della fienagione, del rientro a casa, la sera dopo il lavoro sull’alpe. E’ l’amore per la terra e quanto rappresenta di vero e di buono, amore per la fatica operosa, per l’orgoglio della fatica. Spesso silenzioso. L’umiltà del contadino d’un tempo e di oggi, che trova eco nel silenzio dei campi, del maggese, nell’immensità di un tramonto di montagna, di un ritorno a casa (p. 95).

Entro il panorama di scrittura che quest’opera dispiega, scritti, discorsi, eventi e segmenti poetici, si vede il pensiero filosofico, antropologico, teologico di Karol che diventa una Karezza all’Uomo di ogni oggi, la Karezza di un Uomo che con forza e incisività ha difeso la dignità ed i diritti dei lavoratori dei campi e del settore rurale in genere, sottolineando l’importanza e invitando a valorizzare il lavoro agricolo come risorsa per il futuro (Cardinale Giovanni Battista Re, p. 5).

L’urgenza e l’emergenza di ripartire dall’Agricoltura-Cultura-e-Coltura dell’Uomo è l’Essenza di questa opera. Quel ripartire che vuol dire calzare le scarpe da contadino per arare i campi dei canti dell’umano quotidiano esistere, e dicevi: Mi abbasserò, fratello, mi abbasserò, non lascerò mai soli i tuoi occhi,  e mi nasconderò dapprima nella croce, poi, come il pane, nel grano maturo. (Karol Wojtyła – Canto del Dio nascosto, 1944, p. 55).

Quale concretezza di espressione in questo spicchio di spazio poetico, quale certezza di espressione per dire all’uomo, per vivere con l’uomo, per essere con l’uomo Contadino della Vita, l’uomo ai cui piedi calza quelle scarpe da contadino disegnate da Van Gogh ed interpretate da Martin Heidegger, scarpe che esaltano nello spazio del dire il vivere del contadino nel suo quotidiano e ordinario coltivare la terra, nell’oscura apertura dell’interno scalcagnato dello strumento scarpa è impressa la fatica dei passi compiuti lavorando. Nella massiccia pesantezza dello strumento scarpa è trattenuta la tenacia del lento cammino lungo gli estesi e sempre uguali solchi del campo, che un vento aspro percuote. Sul cuoio ristagna l’umidità e fecondità del terreno. Sotto le suole si trascina la solitudine del sentiero campestre al calar della sera. Nello strumento scarpa vibra il tacito e segreto appello della terra, il suo silente dono di messi maturande e il suo inesplicato rifiutarsi nella deserta aridità del campo invernale. Da questo strumento traspirano la dignitosa apprensione per la sicurezza del pane, la muta gioia del sopravvivere al bisogno, la trepidazione all’annuncio della nascita e l’angoscia per l’incombente minaccia della morte. Questo strumento appartiene alla terra ed è custodito nel mondo del contadino. Sulla base di questo custodito appartenere, lo strumento stesso inizia a stare nel suo quiescere entro sé (Martin Heidegger). Le parole di Heidegger ridestano nell’uomo la consapevolezza di voler andare oltre la superficie di ogni apparire, perché il cuore di ogni cosa deve essere espresso. Deve essere espressa la sua natura più profonda. L’interpretazione è un farsi carico di tutto il senso che è custodito in ogni cosa e ascoltare il respirare di ogni particolare che “Il sale della terra” come una Stella indica, disegna e dispensa all’Uomo, Agricoltore nell’immenso Campo-del Creato Divino».