BERGAMO – Rinviata l’archiviazione di Fikri. Dna verso il figlio illegittimo di un morto

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Il termine fissato dalla legge per la chiusura delle indagini preliminari sta per scadere e ad ora il piastrellista marocchino Mohammed Fikri si configura come l’unico soggetto iscritto nel registro degli indagati in relazione all’omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne rapita ed uccisa il 26 novembre 2010 a Brembate di Sopra, in Provincia di Bergamo.

Nei giorni scorsi, infatti, il Gip Ezia Maccora ha deciso di rinviare per la terza volta l’archiviazione della sua posizione. Nel corso della precedente udienza la madre della giovane ballerina brutalmente uccisa in quella fredda notte di novembre, Maura Panarese, aveva chiesto al giudice che venisse nuovamente tradotta la frase intercettata pronunciata al telefono dal marocchino, frase che inizialmente venne tradotta come ‘Allah mi perdoni, non l’ho uccisa io’, poi come ‘fa che risponda’. Gli interpreti – 7 in totale – che hanno analizzato in un secondo momento le parole pronunciate da Fikri hanno, infatti, stabilito che la prima traduzione era sbagliata, giacché il marocchino stava in realtà parlando con un’altra persona a proposito di un credito che doveva riscuotere. Mamma Maura aveva chiesto al giudice come fosse possibile una traduzione tanto differente ed il suo difensore, l’avvocato Enrico Pelillo, aveva invocato una super perizia sulle parole che Fikri pronunciò il 3 dicembre 2010. Una super perizia dettata dall’esigenza di fare chiarezza un modo incontrovertibile sulle parole pronunciate dal marocchino, che ai tempi del delitto lavorava per una ditta padovana e venne fermato ed arrestato mentre si accingeva ad imbarcarsi per il Marocco. Nell’udienza dei giorni scorsi il Gip che si occupa del procedimento ha suggerito al pm Letizia Ruggeri di integrare la documentazione del procedimento. “Si tratta, in generale, di completare alcuni aspetti scientifici contenuto nella mia relazione sulle tracce di Dna” ha spiegato Giorgio Portera, il genetista consulente della famiglia Gambirasio.

Il Gip di Bergamo Ezia Maccora, tuttavia, non ha accolto la richiesta avanzata dalla famiglia Gambirasio di disporre una nuova traduzione della telefonata che costò all’immigrato 2 giorni di carcere, così come non ha disposto l’acquisizione del dvd contenente le immagini delle operazioni di ritrovamento del cadavere di Yara, il 26 febbraio 2011, in un campo a Chignolo d’Isola, a poca distanza dalla sua abitazione di Brembate di Sopra. Ha invece disposto, dopo circa 30 minuti di udienza, l’acquisizione della relazione autoptica della dottoressa Cristina Cattaneo del laboratorio di Antropologia forense dell’Università di Milano e del verbale del sopralluogo dello scorso 3 marzo.

Per gli inquirenti, dunque, non resta altro da fare che seguire la pista del Dna: l’unica preziosa traccia nelle mani della procura di Bergamo è, infatti, quel Dna estrapolato dagli indumenti intimi di Yara, tracce di sangue da gocciolamento che si ritiene appartengano senz’altro al suo assassino. Gli investigatori ne sono certi: le tracce sono di chi, quella sera di novembre, ha sequestrato la 13enne davanti alla palestra per poi portarla, presumibilmente in auto o in un furgone, nel campo di Chignolo d’Isola, a dieci chilometri di distanza, dove l’ha colpita alla testa, seviziata con un lama e infine lasciata morire di stenti. La pista fino ad ora è costata quasi 3 milioni di euro, ma nonostante le ingenti risorse economiche utilizzate il delitto della piccola ballerina di Bergamo rischia di rimanere senza un colpevole. Dopo il ritrovamento del Dna dell’assassino, considerato ‘prova regina’, l’indagine ha abbandonato il metodo investigativo tradizionale per tuffarsi in quello scientifico. A seguito di una sorta di mappatura generale degli abitanti della bergamasca, sono stati effettuati prelievi anche nella zona del Leccese, in Umbria e nelle Province di Frosinone e Salerno. Riguardo la possibile contaminazione del Dna, invece, è stato fugato ogni dubbio grazie alla perizia svolta dalla Polizia scientifica di Roma, che ha accertato che il Dna delle forze dell’ordine e dei sanitari che sono entrati in contatto col cadavere di Yara non ha in alcun modo contaminato quello rinvenuto sugli indumenti intimi della ragazzina.

Secondo gli inquirenti l’omicida sarebbe il figlio illegittimo di un uomo di Gorno morto nel 1999, Giuseppe Guerinoni, ex autista di bus. Il Dna prelevato ai suoi due figli naturali, entrambi maschi, è risultato infatti incompatibile con quello prelevato dai leggins e dagli slip della piccola Yara. Tuttavia, in paese, Guerinoni è da tutti descritto come un uomo senza segreti, particolarmente legato alla famiglia. La sorella, nel corso della trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ lo ha definito una ‘persona morigerata, molto legata alla famiglia’, mentre la moglie, Laura Poli, ancora non se la sente di parlare. Eppure il biologo e consulente legale della famiglia Gambirasio, l’ex Ris Giorgio Portera, ha spiegato: “I sospetti che si tratti del padre diretto di chi ha lasciato tracce sui vestiti di Yara ci sono. E’ un codice genetico molto simile. Ma finora le analisi sono state fatte solo su 16 regioni di Dna, mentre mancano altre parti della molecola non analizzate. E, visto che gli accertamenti sono stati fatti sulla saliva prelevata da una vecchia marca da bollo e dal francobollo di una cartolina risalenti a moltissimi anni fa, per tagliare la testa al toro e avere la prova concreta bisognerebbe riesumare la salma dell’uomo. Ma questa decisione non spetta a noi”. I familiari del defunto si sono comunque dichiarati disposti alla riesumazione del suo cadavere pur di arrivare alla verità e chiudere questa vicenda che ha finito col travolgerli. Il Dna di Guarinoni, che è stato confrontato con quello prelevato dagli indumenti di Yara, infatti, è stato raccolto dal retro di alcuni francobolli che l’uomo, anni addietro, aveva apposto ad alcuni suoi documenti. Sconcertante è stata la somiglianza dei profili genetici, ma la riesumazione del cadavere per la procura si renderebbe necessaria per escludere alcune ipotesi limite, come per esempio il fatto che il Dna trovato sul retro dei francobolli potesse non appartenere all’uomo. Se trovasse conferma la pista secondo la quale l’assassino di Yara sarebbe un figlio illegittimo di Guarinoni, magari nato all’interno di un altro matrimonio e quindi con un altro padre ufficiale, non sarebbe di certo semplice risalire alla sua identità. Gli inquirenti, per tale motivo, hanno deciso di concentrare la loro attenzione sulla scoperta della madre, nella speranza che la donna confermi di aver avuto un figlio illegittimo con l’autista di Clusone. Forse una speranza vana, giacché non dev’essere di certo semplice per una madre consegnare alla giustizia il proprio figlio.

Un delitto pieno di enigmi e misteri quello di Yara Gambirasio e a quasi due anni dalla sua morte non esiste una pista investigativa ben precisa. Una caccia al killer che si sta trasformando per il pm Patrizia Ruggeri in una lotta contro il tempo, giacché a gennaio scadrà il termine di proroga delle indagini. E se i risultati dovessero mancare, il prossimo gennaio il fascicolo rischierà di essere archiviato, lasciando senza un nome l’assassino della ballerina di Brembate.