VALVESTINO – Allarme cinghiali: “Rovinano i prati”

0

Gli abitanti della Valvestino, attraverso una serie di manifestazioni, hanno lanciato l’allarme, puntando il dito contro una “devastazione legalizzata” che si protrae ormai da troppo tempo.

Le critiche si rivolgono in modo particolare nei confronti dei “politicanti, cacciatori e pesudo-ambientalisti” che “continuano a tollerare, nonostante le ripetute proteste che si sollevano ormai da quasi vent’anni, la presenza di questi animali non autoctoni, estremamente invasivi, che hanno colonizzato il territorio del Parco e devastano orti e pascoli, grufolano nel terreno alla ricerca di radici e tuberi, divorano frutti, ortaggi e funghi, stradicano piante, demoliscono scarpate e muretti a secco secolari”.

Nei prati della Valvestino, nei campi e negli orti a ridosso dei centri abitati e nelle aree coltivate sono, infatti, visibili i segni evidenti dei danni inferti dai cinghiali. Una “devastazione senza fine”, dicono gli abitanti, con la quale vengono creati ingenti disastri ambientali. “La zona incontaminata di Valvestino – si legge sui manifesti di protesta – è stata trasformata in una immensa porcilaia a cielo aperto. Il cinghiale provoca danni irreparabili ad un’economia già precaria. È stato istituzionalizzato un sistema persecutorio contro gli agricoltori e gli anziani, contro chi fa presidio ecologico e recupero ambientale reale sul territorio. Grazie alla complicità irresponsabile delle istituzioni preposte il nuovo colono, ora al fresco delle nostre montagne, continua incontrastato l’opera di demolizione dell’habitat umano. Si aspetta che siano aggredite le persone?”.

I valvestinesi, trovando a stento la forza di ironizzare sulla situazione, hanno proposto di rinominare l’area protetta in ‘Parco suini alloctoni Alto Garda bresciano’. Al di là della voglia di scherzare, la protesta mette sotto accusa chi ha permesso un simile massacro del territorio ed è pienamente condivisa anche dal sindaco del piccolo Comune montano Davide Pace. “Comprendo pienamente le ragioni dei miei concittadini – ha detto – e devo purtroppo constatare amaramente l’assoluta assenza di segnali tangibili nel contrasto a questo fenomeno da parte di Comunità Montana, Provincia e Regione Lombardia”.