BOVEZZO – Parte il progetto delle piante madri per salvare i marroni

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Domani, sabato 13 ottobre, nella sala consigliare di Bovezzo, all’interno del programma per la 14esima edizione della “Sagra del Marrone della Valle del Garza” si terrà l’incontro tecnico “Progetto campo piante madri” sul castagno da frutto curato dall’esperto della Comunità montana della Valtrompia Ocildo Stival.

L’assessore all’Agricoltura Mauro Sigurtà illustra le ragioni che hanno portato l’ente territoriale, in collaborazione con i Comuni di Nave, Caino e Bovezzo, la partecipazione attiva del Comitato promotore Sagra del Marrone, l’associazione Amici della Mitria e dell’Ersaf (Ente Regionale di Sviluppo Agricolo e Forestale della Regione Lombardia) a progettare e realizzare un campo di “piante madri” di castagno da frutto a tutela del patimonio genetico, delle tradizioni e della memoria in campo agricolo.

“La Valtrompia, fra le comunità lombarde, possiede le selve castanili pregiate (marroni) più estese e più pregiate e per tale ragione ha sempre sostenuto le attività di tutela e riqualificazione dei castagneti da frutto con iniziative tecniche di formazione, salvaguardia, rilancio e promozione delle produzioni castanicole oltre che con iniziative di sostegno economico rivolte a quei castanicoltori che hanno intrapreso progetti di recupero delle vecchie selve castanili. In questa logica, la Comunità montana, unica in Provincia di Brescia, partecipa come partner a un progetto Interreg Italia-Svizzera chiamato I castagneti dell’Insubria che, fra le voci più rilevanti di progetto, (budget complessivo fra tutti partner di 1,3 milioni di euro) prevede la realizzazione di un campo di piante madri in località Pieve della Mitria a Nave.

Quali sono le ragioni per cui si costituisce un campo di piante madri?

Il marrone è sterile a causa della mancanza di stami e quindi di polline sui fiori maschili (amenti). Per tale ragione, per fruttificare, ha necessità della presenza di varietà impollinanti che, quasi sempre, sono i selvatici di castagno presenti nei boschi confinanti con le marronaie. Il marrone, subendo un processo denominato Xenia (influenza dell’impollinatore sulle caratteristiche del soggetto impollinato) si è modificato nel corso dei decenni e dei secoli e, di fatto, ogni pianta di marrone o quantomeno gli ecotipi locali (ogni località o frazione ha il suo marrone) può essere considerata un soggetto “unico”.

Per tale ragione la morte di ogni esemplare secolare di marrone (durante la stagione siccitosa dell’anno 2003 ne sono morti a centinaia) costituisce, per i vari ambiti territoriali, una perdita irrecuperabile di patrimonio genetico, tradizioni e cultura. Allo scopo di preservare questo patrimonio rilevantissimo e di trasmetterlo alle generazioni future, la Comunità montana, dopo aver avviato una fase di indagine e monitoraggio dell’intero territorio, ha individuato 10 ecotipi di marrone e 2 varietà di castagne scelti sulla base della rilevanza territoriale e qualitativa che andranno a comporre il campo in allestimento. Marrone di Gardone Valtrompia, di Noboli (Sarezzo), Costa Comina (Brione), Predasusso e Zignone (Villa Carcina), Valpiana (Concesio), dell’Ovile (Bovezzo), di Navazze e Mitria (Nave), Casarole (Caino), Lumezzane e Bilina (Brione). Il campo di piante madri e il relativo materiale genetico che ne verrà ricavato annualmente (marze per innesti) potando le piante “a testa di salice” sarà messo a disposizione dei castanicoltori della Valtrompia che vorranno avviare progetti di recupero e riqualificazione dei castagneti.

SLIDE PIANTE MADRI