GARDA – Bilanci: 16 le vittime del lago nell’estate 2012

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Conclusa la stagione estiva, è tempo di bilanci. Ammonta a 16 il numero delle vittime, tutti uomini, annegate quest’estate nelle acque del Garda. Un bilancio pesante rispetto a quello dello scorso anno, quando le persone decedute furono undici.

A colpire, tuttavia, non è solo l’elevato numero delle vittime, ma anche la loro giovane età. Le zone del lago che hanno portato a maggiori casi di mortalità sono state Desenzano e Sirmione con quattro morti ciascuna. Due, invece, sono stati gli annegati a Torri del Benaco, uno a Bogliaco, uno a Rivoltella, uno tra Torbole e Riva del Garda, uno a Malcesine ed uno a Barbarano, frazione di Salò.

Le vittime lacustri dell’estate 2012 sono tutte di sesso maschile, giacchè, come ha spiegato Leonardo Messina, vicecomandante della Guardia Costiera di Salò, “gli uomini sono più spericolati, si mettono in situazioni rischiose, spesso senza pensarci troppo. Un esempio? Giorni fa abbiamo recuperato due ragazzi tedeschi che si trovavano a bordo di un catamarano che si era rovesciato. Li abbiamo ripescati, issati a bordo, ma subito dopo si sono tuffati in acqua perché volevano che recuperassimo anche il catamarano. Senza rendersi conto che il tempo era bruttissimo e che era pericoloso fermarsi ancora lì. Comunque, l’aumento di morti di quest’anno non è legato a nulla di particolare, solo al caso”.

Causa principale di morte è la sottovalutazione del pericolo, soprattutto da parte degli stranieri che non conoscono il lago. “Sul Garda c’è il vento termico che si leva improvvisamente. Il ‘Peler’ – ha spiegato Messina –  si alza da nord al mattino e quando c’è una forte escursione termica diventa molto forte, sollevando onde alte, soprattutto tra Desenzano e Peschiera. Chi conosce il lago sa che quando in lontananza si vede la schiuma sono in arrivo vento e onde, ma chi non è pratico può trovarsi improvvisamente in una situazione difficile da controllare. Consideriamo poi – ha aggiunto – che ci sono diportisti che noleggiano barche senza avere la patente nautica e che ci sono persone, soprattutto ragazzi, che non sanno nuotare e vanno dove non toccano col materassino o col pedalò. Magari scherzano, giocano e qualcuno poi scivola in acqua”.

“L’acqua del lago – ha spiegato il vicecomandante –  non è come quella del mare, che spinge verso l’alto. Qui se si cade si va giù. Subito. Come in piscina. Per questo è difficile trovare i corpi degli annegati. In caso di morte improvvisa, se resta aria nei polmoni, il corpo galleggia o se il fondale è basso la vittima si vede, ma in tutte le altre situazioni avvistare gli annegati non è facile. Anche perché al centro il Garda ha una profondità di oltre 300 metri. Alcuni corpi non sono mai stati trovati e talvolta passano mesi prima di avvistarli: ultimamente abbiamo recuperato una persona annegata dopo otto mesi di ricerche”.