SERLE – Sabato il tributo a Don Boifava, il prete delle X Giornate

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In occasione della presentazione del nuovo libro sulla vita del noto personaggio storico serlese, Don Pietro Boifava, sabato 13 ottobre in Piazza Don P. Boifava e presso il Teatro Parrocchiale di Serle, dalle 14 alle 23 prenderanno vita rievocazioni storiche inerenti al Risorgimento bresciano e alle X Giornate di Brescia, con la presenza di figuranti in costume d’epoca ed artisti vari.

Così lo descrisse Angelo Galotti in “Botticino nei secoli”, edito da Tip. Squassina Brescia, nel 1962: «Don Pietro Boifava, nativo e Curato di Serle – un colosso nero e peloso, con uno schioppo ad armacollo ed alla cintura due pistole e una spada – nell’insurrezione bresciana del marzo 1949 aveva posto quartiere generale dei suoi montanari armati ai Medaglioni sui Ronchi di Brescia.

Nella prima sortita che Tito Speri fece dalla barricata di Torrelunga il 27 marzo, Don Pietro piombò con i suoi sul borgo di S. Eufemia scendendo dai colli mentre Tito Speri avanzava da Brescia. Quella sortita ebbe un esito felice; gli Austriaci vennero sconfitti e dispersi. ma, nonostante l’ardimento e la tenacia degli insorti, l’operazione delle X Giornate terminò in tragedia. I patrioti che vollero e poterono salvarsi dalla forca dovettero cercare scampo all’estero.

Don Pietro Boifava riparò in Svizzera. Il suo cammino fu quello di esperto montanaro: valicò i cucuzzoli dei monti che dividono la Valtrompia dalla Valsabbia. Una sera buia, stanco e sfinito, si presentò all’Arciprete di Pezzaze a domandare alloggio per quella notte. Fu accolto con tutte le premure. Al mattino di buonora celebrò la Santa Messa e si rimise in viaggio sull’asprezza dei monti. Sul registro delle Messe egli lasciò un ricordo: “Qui celebrò la S. Messa Don Pietro Boifava mentre cercava scampo nella Svizzera”. E’ un prezioso documento.

Don Pietro Boifava dovette passare dieci anni in esilio nella generosa Svizzera, ma dopo il 1859 ritornò libero alla diletta Serle (Brescia) e dal suo nido d’aquila potè salutare con esultanza l’Italia unità nel fatidico anno 1861. Il Carducci coronò d’immortalità le X Giornate di Brescia con tre dei suoi versi di metrica barbara: Brescia la forte, Brescia la ferrea; Brescia Leonessa d’Italia». E così lo hanno omaggiato gli alunni della classe 5 della Scuola Primaria “Serafino Gnutti” di Serle, nell’anno scolastico 2010/2011: