BRESCIA – Simone Butti in mostra e monografia con Bolpagni

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E’ stata presentata quest’oggi, in tarda mattinata, presso la Sala Sant’Agostino, a Palazzo Broletto, la mostra Simone Butti “ musica delle forme”, a cura del Professor Paolo Bolpagni, allestita negli Spazi Espositivi di Palazzo Martinengo, e visitabile dal 13 Ottobre all’11 Novembre.

L’esposizione ripercorre per la prima volta l’intera carriera del pittore bresciano (Carpendolo 1912 – Villafranca 2002), nell’anno di una duplice ricorrenza: il centenario dalla nascita e il decennio dalla morte. La mostra sarà accompagnata dall’uscita del volume “Simone Butti” (BAMS Edizioni), a cura del professor Bolpagni, con prefazione di Fausto Lorenzi, e da eventi collaterali.

Fotografia di Silvia Tognazzi

La mattinata si è aperta con i saluti di Silvia Razzi, presidente della Fondazione “Provincia di Brescia Eventi” e Assessore provinciale per il Turismo e la cultura, la quale ha insistito sull’importanza del fare cultura valorizzando gli artisti locali: «Brescia-città deve imparare a dialogare di più con la provincia: una sinergia tra i territori,per sviluppare la “Brescianità”».

L’Assessore ha poi passato la parola a Gian Luigi Raineri, vicepresidente della Fondazione “Provincia di Brescia Eventi”, il quale ha puntualizzato il fatto che la mostra del Butti si inserisce non solo in una prospettiva di valorizzazione del territorio, ma vuole rappresentare l’incontro tra l’Arte bresciana e l’Arte internazionale.

Interessante l’intervento di Ezio Rojatti, direttore artistico della Fondazione “Provincia di Brescia Eventi”: «Quando un artista è riconoscibile ha già valore di essere citato nella Storia dell’Arte. E il Butti è indistinguibile: nel primo periodo figurativo non è mail banale, e arriva a confrontarsi con i grandi artisti. E’ un uomo di cultura che dall’artigianato di bottega assurge a vero artista, e questo libro riesce ad esprimerlo».

Mario Ferrari ha poi presentato i fini dell’Associazione culturale “Simone Butti”, di cui egli è membro, nata nel 2011 con lo scopo di arricchire il panorama artistico carpenedolese e bresciano, facendo conoscere la produzione locale: «La nostra Associazione promuove mostre, convegni e stampe senza tante pretese – ha detto Ferrari – ma percorrerà un cammino costante».

Il vicepresidente dell’Associazione, Laura Butti, figlia del pittore, dopo aver ringraziato le istituzioni che hanno patrocinato l’iniziativa (Fondazione Provincia di Brescia Eventi, Regione Lomabrdia, Assessorato Cultura e Turismo della Provincia di Brescia, Comune di Carpenedolo e Comune di Claino con Osteno), ci ha allietati con un affettuoso ricordo del padre: «Io sono nata quando lui aveva 60 anni – ci ha spiegato – e l’ho sempre visto dipingere col camice nel suo studio, precluso a noi figli. Dipingere non era una professione, per lui, ma una vocazione. Ricordo quando, da bambina, sbirciavo nel suo studio e gli chiedevo, davanti ad un quadro astratto: “Papà, cosa è?”. E lui mi rispondeva: “A te cosa sembra?”».

Copertina

Il racconto della biografia del pittore è emerso dalle parole di Paolo Bolpagni, storico dell’arte e docente di Istituzioni di storia dell’arte contemporanea presso l’Ateneo bresciano dell’Università Cattolica: curatore della mostra e della monografia, egli ci ha offerto una lettura più tecnica delle opere del pittore, spiegandoci che il percorso artistico di Simone Butti (1912-2002, bresciano, ma originario del Comasco) è esemplare di un’assoluta coerenza a un ideale di rigore e semplicità. Il Butti ha sempre perseguito l’essenza – come osservò Luciano Caramel, massimo studioso dell’astrattismo italiano, che seguì sempre con simpatia la ricerca di Butti – e ricomposto la disomogeneità del reale in unità armoniosa: prima con gli strumenti della figurazione, poi con un linguaggio di pure forme geometriche e colori. Dopo aver lavorato negli anni Trenta a Milano come illustratore di libri e grafico pubblicitario, a fianco di Gino Boccasile e Marcello Dudovich (in mostra saranno presentati alcuni straordinari bozzetti inediti, a testimonianza di quell’esperienza), l’esordio di Butti come pittore risale all’inizio degli anni Quaranta, con opere improntate a un naturalismo vicino ai canoni del gruppo Novecento, ma declinato secondo atmosfere chiariste e un soffuso luminismo. I riferimenti vanno da Casorati a Rosai, da Tosi a De Grada. Nel dopoguerra lo stile di Butti comincia a cambiare, e una lunga evoluzione lo porterà, dopo diverse sperimentazioni e studi, a sviluppare un astrattismo pacato e armonico, ma non privo di energia e dinamismo: una pittura che non rappresenta la realtà visibile, ma che prende spunto da essa e la sublima in infinite variazioni di elementi geometrici e cromatici di base. È una “musica delle forme” elegante e poetica, che fonde in sé molteplici modelli: dalla lezione dei comaschi Rho e Radice al Concretismo degli anni Trenta, dalle fonti primo-novecentesche all’aeropittura futurista. Arrivato alla maturità, Butti si conquista così un proprio spazio nella grande vicenda dell’astrattismo italiano, e si accredita con importanti mostre (soprattutto a Milano, Como e Roma). Da un angolo d’osservazione schivo e appartato ha saputo declinare in termini autonomi e non limitati le tendenze internazionali, guardando ai complessi rivolgimenti artistici del XX secolo con originalità e senza provincialismi.

Dopo la personale dedicatagli dall’Associazione Artisti Bresciani nel 1994, questa mostra ripercorre per la prima volta l’intera carriera di Simone Butti: oltre settant’anni di amore per la pittura, una storia fatta di perseveranza e paziente affinamento dei propri mezzi, e coronata infine dall’approdo a una piena realizzazione.

La mostra è accompagnata, come già abbiamo detto, dall’uscita di un libro di 200 pagine a colori (Simone Butti, BAMS Edizioni), curato da Paolo Bolpagni, con una prefazione di Fausto Lorenzi. Introdotto da un approfondito saggio storico-critico dello stesso Bolpagni, il volume (in vendita anche nel bookshop di Palazzo Martinengo) presenta le riproduzioni a colori di alcune centinaia di opere, seguite da una ricca serie di apparati, che comprendono una dettagliata biografia, un’antologia di scritti su Butti, l’elenco delle mostre e la bibliografia completa sull’artista.

Senza titolo, 1935, pittura a tempera su cartoncino.

Ecco un estratto del saggio d’apertura, gentilmente concesso dal Bolpagni: «La storia artistica di Simone Butti è singolare ed esemplare. Un percorso fatto di perseveranza e paziente affinamento dei propri mezzi, coronato infine dall’approdo a una piena realizzazione, in un linguaggio astrattista di equilibrata pacatezza e armonia, ma non privo di energia e tensione. In effetti, i critici hanno sempre posto in risalto il lato più delicato e serenamente quieto della produzione della maturità di Butti, ma ciò implica forse il rischio della sottovalutazione di aspetti più veementi e dinamici, che comunque sono riscontrabili nei suoi dipinti aniconici degli anni Settanta-Ottanta. Quella che traspare dalle opere è insomma una personalità sfaccettata, dal carattere mite ma determinato, generosa, fortemente concentrata su se stessa, persino con un pizzico di simpatico narcisismo, ma in funzione di un principio di comunicazione e di cordiale apertura, appassionato e mai impositivo. Una storia, si diceva, che ha in sé una valenza paradigmatica, quasi di compimento d’un destino (ma non nell’abbandono fatalistico, bensì mediante l’umile fatica di chi sale pian piano verso la mèta); e anche un’idea di circolarità, di ritorno alle origini: Simone Butti nasce nel Bresciano, ma le sue radici stanno nella Val d’Intelvi (incuneata tra il Lago di Como e quello di Lugano), con cui manterrà sempre un forte legame. Era là, a Osteno, la casa di famiglia, dove tornava tutte le estati. E il suo itinerario umano e artistico si chiude ad anello perché, con la lenta ma inesorabile evoluzione del proprio linguaggio, Butti finisce per essere forse l’ultimo erede della grande scuola dell’astrattismo comasco, fiorita a partire dagli anni Trenta grazie a Manlio Rho, a Mario Radice, a Carla Badiali, ad Aldo Galli. Superficialmente, sulla base dei meri dati cronologici, si potrebbe definirlo un epigono, senza peraltro sminuirne la dignità; ma, benché figli di quel mondo espressivo, i dipinti di Butti non hanno la ripetitività delle diligenti prosecuzioni, il sapore un po’ impolverato del già-visto, quanto invece l’entusiasmo della scoperta».

«Questo dipinto è uno tra i miei preferiti: – mi confida uno dei quattro figli del pittore, guardando “Giacinto (1942, tempera su carta)” – mio nonno odiava farsi ritrarre, quindi mio padre dovette aspettare che si fosse appisolato, per poterlo ritrarre».

La mostra verrà inaugurata sabato 13 ottobre 2012, ore 17:30, presso gli Spazi Espositivi di Palazzo Martinengo , in via dei Musei 30. Sarà visitabile dal 13 ottobre all’11 novembre 2012, dal martedì al sabato, dalle ore 15:30 alle 19, la domenica dalle 10 alle 19. Vi è la possibilità di poter effettuare visite guidate, su prenotazione, telefonando al numero 3383755957.

A margine della mostra, come occasione di approfondimento, sono state organizzate, quali eventi collaterali, due conferenze di Paolo Bolpagni, che si terranno nella Sala dei Convegni di Palazzo Martinengo. Entrambe ad ingresso libero, fino a esaurimento dei posti, avranno luogo l’una martedì 16 ottobre, alle 17:30: “Pittura e musica nell’età dell’astrattismo. Rapporti e corrispondenze”; l’altra domenica 4 novembre, ore 17:30: “Percorsi della pittura astrattista in Italia”.