SALÒ – “Salviamo il Giudice di Pace”

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A poco sono servite le ripetute proteste della scorsa estate degli avvocati per la soppressione della sezione distaccata del Tribunale di Salò. Persa tale battaglia l’attuale obiettivo è quello di salvare almeno l’ufficio del Giudice di Pace.

Ieri mattina, in via Gasparo, presso lo studio dell’avvocato Domenico Lombardi, presidente del Collegio degli avvocati e legisti gardesani, si è svolta una riunione, alla quale hanno preso parte i componenti del direttivo, per esaminare le linee e la strategie da seguire nella prosecuzione della battaglia. Nel corso di quest’estate le toghe hanno già scioperano per due giornate e hanno provveduto a raccogliere firme tra la popolazione.

“In un’ottica di apparenti risparmi, il Governo sta tagliando a pie’ sospinto – hanno sottolineato in un loro documento -. Tutto questo significa maggiore spese per avere giustizia e tempi ancora più lunghi. Cancellato l’ospedale, adesso vengono tagliati anche i servizi sovracomunali. Per i cittadini dell’area viene leso un diritto fondamentale. Chi abita a Tignale, Ponte Caffaro, Tremosine o alle Pertiche, per citarne solo alcuni, in futuro dovrà recarsi a Brescia, senza poter contare su mezzi di comunicazione fluidi o agevoli”.

“Nei giorni scorsi – ha spiegato Lombardi – ho incontrato la neopresidente del Tribunale di Brescia, Adriana Garrammone. Ha ribadito che in città sono sotto dimensionati, e hanno assoluto bisogno del personale di Salò. La nostra sezione staccata, che può contare sul giudice Maria Teresa Canzi per il civile e su Matteo Mantovani per il penale, funzionerà regolarmente ancora per un anno, fino a metà settembre 2013. Poi chiuderà”. Tuttavia, la legge consente di conservare l’ufficio del Giudice di pace. “Gli enti locali, anche consorziati tra di loro, possono richiedere – ha proseguito Lombardi – il mantenimento dell’ufficio, facendosi integralmente carico delle spese di funzionamento del servizio. Il Ministero pagherebbe invece i magistrati (l’organico ne prevede cinque, ma da tempo c’è solo la titolare Paola Facchini, triestina, e un aggiunto). Così adesso stiamo lavorando all’ipotesi di coinvolgere le due comunità montane di Valle Sabbia e Alto Garda parco”.

Per mantenere in vita l’ufficio del Giudice di Pace occorrerebbero all’incirca 120mila euro all’anno, somma che potrebbe essere trovata soltanto ove i due enti riuscissero a convincere i 37 Comuni del mandamento a farsi carico della spesa. Ad ora dai sindaci non sono giunte risposte entusiastiche: quest’estate sono stati infatti solo sette quelli che hanno dato la loro adesione. L’intervento dei presidenti Ermano Pasini e Roberto Righettini, tuttavia, potrebbe essere determinante.