GARDA – Tav: torna tutto in discussione

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Nella giornata di ieri, la Regione Lombardia ha discusso il tema dell’Alta Velocità sulle colline moreniche del Garda, ma resta aperta la partita sul tracciato del Tav. Il Consiglio provinciale bresciano e i Comuni di Desenzano, Lonato e Calcinato avevano nei giorni scorsi chiesto alla Regione di pronunciarsi sulla richiesta di revisione della Tav Brescia-Verona e, in modo particolare, avevano chiesto che il percorso venisse spostato a sud, in terra mantovana, al fine di salvaguardare le colline moreniche gardesane e i vigneti da cui si ricava il Lugana. Il consigliere regionale Mauro Parolini del Pdl aveva poi presentato una mozione che, però, non è stata messa ai voti in aula a Milano: a far saltare il voto è stato lo sbarramento dei consiglieri mantovani.

Tuttavia, sono stati apportati dei correttivi al progetto originale della Tav, giacché in membri del consiglio hanno in modo unanime approvato l’idea di modificare il tracciato della linea ferroviaria. Su proposta dello stesso Parolini, è stato avviato uno studio su una possibile revisione, studio che è stato assegnato alla Commissione Infrastrutture del Consiglio. “Così si allungano i tempi decisionali – ha spiegato Parolini – ma almeno abbiamo una sede tecnica per studiare alternative o correttivi a un progetto che pone indubbie criticità. Non si tratta però di sbolognare il problema ai mantovani – ha aggiunto Parolini a proposito della sua mozione – ma di avere due progetti su cui confrontarsi, e poter scegliere tra i due il meno impattante, il più sostenibile a livello ambientale ed economico. Ed è evidente che il passaggio sul Garda non sia una soluzione particolarmente sostenibile. Sapendo che per i prossimi 5 anni non ci saranno fondi per l’opera – ha sostenuto Parolini – c’è tempo per ripensarci. Il lavoro in Commissione Infrastrutture permetterà di valutare proposte operative”.

Più dettagliatamente, sono tre le strade percorribili per ovviare al problema dell’Alta Velocità: ipotizzare un tracciato alternativo, che non passi per Lonato, Desenzano, Pozzolengo e Peschiera, ma scenda verso Medole e risalga a Villafranca; ammorbidire l’attuale progetto, per esempio mitigando l’impatto sui vigneti del Lugana o stralciando la previsione delle enormi aree di cantiere logistico previste a Campagna di Lonato e al Monte Alto di Desenzano;  tenersi il progetto così com’è, nonostante Parlamento, Comuni, Province, categorie economiche e società civile dell’area gardesana ne abbiano evidenziato il disastroso impatto in uno dei territori più belli d’Italia.