“Fermare il declino” è possibile

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I fondatori di “Fermare il declino” hanno inviato ai loro aderenti una lettera. In essa dicono che: “in meno di due mesi di vita – il movimento – è riuscito a diffondere qualche sprazzo di luce in un orizzonte politico plumbeo. Sono riusciti a coagulare le energie vitali di chi non si vuole rassegnare al destino di un paese alla deriva economica e morale. Un sondaggio del Corriere della sera glii attribuisce un elettorato potenziale dell’8%: è molto, considerato che sono “nati ieri”. Ma non soddisfatti: vogliono crescere in autorevolezza ed efficacia per incidere pesantemente sulla politica italiana.

Quando, a fine luglio, sono partiti con il Manifesto pubblicato su alcuni giornali non erano certi che il loro messaggio potesse bucare la cortina di conformismo sui media ed attecchire in una Italia che sembra oscillare tra la rassegnazione e il ribellismo sterile. Le 23mila adesioni raccolte in brevissimo tempo, e per giunta d’estate, sono state un’enorme sorpresa anche per i fondatorii. Segno che esiste un’Italia priva di rappresentanza politica che vuole emergere e farsi sentire. Sono riusciti a conquistarsi uno spazio sui media dove da anni non si sentiva parlare di libertà economiche, del ruolo soffocante della burocrazia, dello Stato ladro. Su quei media dove la retorica dell’evasione fiscale continua a coprire il vero nocciolo della questione: uno Stato ormai in mano a bande fuori controllo che se ne disputano le spoglie incuranti del disastro incombente e nell’assoluto disprezzo dell’Amministrazione pubblica per i diritti del cittadino.

Bisogna rifondare il patto sociale: ciascuno deve essere costretto a pagare il dovuto, ma l’entità della pressione fiscale e le modalità della riscossione devono essere compatibili coi principi dello Stato di diritto. La spesa pubblica non può più essere una variabile indipendente, il debito pubblico va ridimensionato, la giustizia deve ricuperare efficienza, e così via: come recitano i dieci punti del loro programma. Nonostante i successi iniziali li aspetta un periodo durissimo. Stanno intensificando gli sforzi cercando di costruire un’organizzazione diffusa su tutto il territorio e so preparano allo scontro politico delle prossime elezioni dove si deciderà davvero il futuro del nostro paese.

Hanno costituito una rete di volontari che con grande abnegazione si sta dando da fare, ma ancora in numero insufficiente per la sfida che vorrebbero portare avanti, né hanno risorse adeguate all’immensità dello sforzo che sentono il dovere di compiere.”

Concludono con un invito a tutti i sostenitori ad aderire alla campagna di finanziamento necessario a mantenere alto il livello della proposta e dell’organizzazione. Da prte nostra continuiamo a sostenere con la nostra testata il loro cammino perchè pensiamo che sia utile e necessario un movimento d’opinione che dia uno scossone al clima di disincanto che ha ammantato la società italiana rispetto alla politica e ad una possibiltà di cambiamento.