TAVERNOLE – Forno in festa: successo alla serata di paesaggio con Abati

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Proseguono gli appuntamenti per la Decennale del Forno Fusorio di Tavernole, inaugurata lo scorso 7 settembre.

Mauro Abati

Relatore della piacevole serata di venerdì 21, cui hanno partecipato più di trenta persone, Mauro Abati: assistente sociale, egli si impegna dal 1989 nella promozione di iniziative culturali in Valtrompia e nel Bresciano, attraverso la partecipazione ad associazioni e la collaborazione con enti pubblici, scolastici e museali. Dal 1996 Abati ha avviato la pubblicazione di ricerche a carattere storico, e collabora, dal 2001, con l'”Atlante Bresciano”, rivista edita da Grafo. Nel 2005 ha partecipato alla costituzione dell’Associazione culturale Versanti, nata dal desiderio di sperimentare forme di promozione culturale in grado di unire i diversi aspetti del turismo, della didattica e dell’allestimento museale, con attenzione alla conoscenza della cultura locale e dell’ambiente naturale. Negli ultimi anni Abati ha indirizzato il proprio interesse verso lo studio del paesaggio e, dal 2010, è referente per la Valtrompia del FAI.

La serata, introdotta da Jennifer Bontacchio, per l’Associazione ScopriValtrompia, si è aperta con i saluti dell’Assessore alla Cultura del Comune di Tavernole. Con il contributo delle diapositive, Abati ci ha proposto un interessante approccio alla lettura del paesaggio, soffermandosi sulle permanenze rurali. Utili sono state le riflessioni in merito agli usi, alle tradizioni, e alle modalità per risolvere problemi di manutenzione – quali ad esempio le frane – che mutano di continuo nel corso del tempo: la natura ha un suo proprio carattere particolare, un suo proprio significato, sebbene noi, oggi, spesso non siamo più in grado di leggere ciò che il territorio ci presenta.

Attraverso la ricerca documentale egli ci ha offerto un confronto con la situazione del territorio attuale e un paragone tra la situazione di Tavernole rispetto ad altri comuni della Valle. A lungo ci si è soffermati sul concetto del diritto di proprietà, individuale o comunitario, illustratoci attraverso un esempio di “campo chiuso”, con muri di recinzione, terrazzamenti, ciglioni e scoline, tratto dalla Bovezzo contemporanea, esempio contrapposto al regime dei campi aperti; in proposito si è letto un documento redatto l’11 luglio 1501 dal Consiglio della Cominiuà di Bovegno, la quale stabilì che “per il bene pubblico e privato ciascun capo famiglia del comune avente campi colturati, che siano vuoti e non trifogliati, è obbligato ad ararlo di rape e se non lo fa chiunque altro, avvisato prima il padrone del campo, lo può arare o far arare, lavorare e zappare, nel qual caso il padrone possa raccogliere le foglie per proprio uso e quando verrà il tempo di raccogliere le rape il padrone ne abbia un terzo e due chi ha fatto arare. Se il padrone impedisce di arare sia multato. Chi darà danno ai campi con le bestie sia multato diversamente se il danno è causato di giorno o di notte“.

Ci è poi stato mostrato un documento del Comitato Forestale della Provincia di Brescia, redatto il 14 giugno 1907, relativo all’autorizzazione per la costruzione di muri a secco nel Comune di Polaveno.

Per capire come era  organizzato e studiato il territorio agli inizi dell’Ottocento ci sono state mostrate le mappe del catasto napoleonico: riproduzioni e ricostruzioni a scopo didattico, al fine di cogliere le specializzazioni agrarie dei vari territori della Valle. Sulla base di quanto emerge dai registri del catasto napoleonico, Polaveno mantiene il primato dei terreni adibiti ad albero da frutto, giusto per citare un esempio, mentre Cimmo e Tavernole detengono il record con il numero dei roccoli – ben 11 – alcuni dei quali adibiti al gioco per gli uccelli da richiamo.

Dopo aver visto la mappa catastale di Marmentino e Irma, ricostruite tenendo conto dell’utilizzo dei terreni indicato nei registri, i territori ci sono stati mostrati in sezione, perché potessimo cogliere la tipologia di versante e considerare il mutare del paesaggio in base all’evoluzione altimetrica.La serata si è conclusa all’incirca alle 23, dopo un’attenta analisi volta a comprendere la formazione e i cambiamenti del paesaggio rurale, con la visione una serie di fotografie mirate ad immortalare caratteristiche topiche delle cascine dell’alta Valtrompia.

Santa Maria degli Angeli

Il secondo appuntamento della settimana ci ha portati, con la guida di Andrea Minessi, architetto e socio dell’Associazione ScopriValtrompia, in visita del bel complesso conventuale di Santa Maria degli Angeli, a Gardone, che descrivo con le parole di fra Amadio da Venezia, nella biografia di S. Bernardino da Siena (F. Amadio Maria Da Venezia, Vita di San Bernardino da Siena: propagatore dell’osservanza nell’Ordine de’ Minori descritta ed illustrata con storiche annotazioni dal Padre Amadio Maria da Venezia dello stesso Ordine, Siena, dalla Calcografia editrice 1854, Lib. III, cap. XX, p. 290 – 292): “Infatti nel mese di aprile egli [San Bernardino] fu in Gardone terra grossa della Valle Tromplina, ove colle sue riverenti preghiere ottenne il fondo per la fabbrica di un Convento. Ciò si fa manifesto per una pubblica scrittura stipolata nel dì ventesimo di aprile di quest’anno 1442, a cui il Santo Superiore si sottoscrisse di proprio pugno, nella quale da Jacopo, e da Avogadro Figliuolo del q. Franceschino della nobile famiglia degli Avogadro, ricevette la donazione di alcune pezze di terreno poste in certa contrada di detto Comune detta Valcavrera per fabbricarvi un Convento del suo Ordine colla sua Chiesa, che doveva essere dedicata alla Madonna degli Angeli, come lo fu, con obbligo di pregare Dio per essi, e di donare loro, e ai suoi successori, ogni anno in certo giorno determinato in segno di ricognizione tre fiori, oppure tre pomi di cedro“. L’attuale complesso architettonico di santa Maria degli Angeli si è configurato attraverso ampliamenti e successive demolizioni da un nucleo originario che venne fondato da san Bernardino da Siena, discepolo di san Francesco, nella prima metà del Quattrocento.