VALCAMONICA – Film e risultati del workshop di editoria sull’arte rupestre

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Il Distretto culturale con Archeoweek presenta due appuntamenti in programma stasera e domenica 23 settembre. Stasera alle ore 20,30 nella riserva nazionale delle incisioni rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo sarà proiettato il film “Il rumore dell’erba” di Alessandra Locatelli con l’introduzione di Giacomo Andrico, regista della Santa Crus 2012.

La pellicola racconta Corteno Golgi tra case abbandonate, in rovina, sopravvissute, numerate e catalogate, in virtù di un’ambizione straordinaria: venderle, demolirle e magari ricostruirle a immagine e somiglianza delle vecchie. Case sparite, che tuttavia resistono al tempo quali enormi contenitori di identità e potenziali storie, basta una crepa, una fenditura per mostrare ciò che altrimenti non si sarebbe mai visto e sentire la voce di chi le ha vissute, basta un solo abitante superstite per entrare e svelare il calore di quelle stanze. In caso di maltempo la proiezione si terrà nella sala consigliare del comune di Ceto in via Marconi 8/b.

La partecipazione è libera e gratuita. Domenica 23 settembre, invece, al Parco archeologico comunale di Seradina-Bedolina di Capo di Ponte, dalle 11 saranno presentati gli esiti del workshop “Lapidario fantastico”. Nell’occasione ci saranno Sergio Bonomelli presidente del Gruppo Istituzionale di Coordinamento del sito Unesco “Arte rupestre della Valcamonica” e Simona Ferrarini presidente del Distretto Culturale. Pietro Corraini e Max Rommel con il gruppo di lavoro presenteranno al pubblico gli esiti del laboratorio di editoria: illustrazioni, fotomontaggi, prove di colore, storyboard e quanto hanno prodotto dopo una settimana di sperimentazioni tra le rocce di Seradina e Bedolina.

Si è trattato di un workshop sperimentale di progettazione con l’arte rupestre della Valcamonica e quindici giovani chiamati a vivere e lavorare insieme per otto giorni sotto la supervisione e la guida esperta per metter al mondo un libro che inventi un nuovo modo di guardare ai segni incisi su roccia e sappia narrare una storia che appartenga all’oggi quanto a tremila anni fa, una storia cui tutto partecipa: la geografia dei luoghi, le credenze popolari, la contingenza di un incontro casuale quanto la profondità delle stratificazioni di segni che l’arte rupestre riserva, la bellezza di un singolo segno inciso e la durezza del paesaggio fortemente antropizzato che lo circonda, l’esperienza personale e intima di un parco e l’esperienza professionale di chi è chiamato a condurre questa ricerca visiva e narrativa insieme.