Dubbi “pericolosi”: sesso e ansia da prestazione

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Rispondo ad una lettera firmata di un giovane che chiede consiglio in merito ad un problema che nell’ultimo periodo si è trasformato in una fonte di ansia estrema.

Il giovane riferisce che, a seguito di alcuni rapporti intimi non andati a buon fine e che hanno ingenerato in lui una profonda ansia, ha iniziato a rivolgersi a numerosi specialisti nel tentativo di scongiurare ulteriori defalliance. Il problema è che, dopo un primo periodo in cui la situazione è migliorata, si è riverificato, a distanza di tempo un secondo “fallimento”, gettandolo nuovamente in un’ansia estrema. Da quel momento in poi ogni atto sessuale si è trasformato in un esame per verificare che “tutto funzioni”, per allontanare la paura di fallire, allontanando però contemporaneamente anche il piacere dell’atto sessuale.

Analizziamo infatti l’esito di questo comportamento: possiamo dire che “comunque vada sarà un insuccesso”, infatti se andrà male avrà la conferma che la cilecca è ancora dietro l ‘angolo e che di tanto in tanto può ripresentarsi, ma anche se dovesse andare bene il sollievo sarà di breve durata perché non risolutivo; placherà infatti solo l’ansia di quella singola prestazione, ma la volta prossima sentirà di nuovo il bisogno di controllare. Inoltre in entrambi i casi il piacere sarà irraggiungibile.

E’ come se i pensieri dicessero “oggi è andata bene, ma chissà come sarà quella di domani”.

Analizziamo come si forma e si mantiene un problema di questo tipo.

Per una ragione, stress, ansia, stanchezza, o altro, in questa sede non importa, una persona fa “cilecca”. L’esperienza negativa (soprattutto per il valore che oggigiorno si attribuisce alla performance sessuale) insinua un timore, ossia che possa capitare di nuovo e quindi si attiva nella persona il desiderio che non succeda mai più e la ricerca di qualche cosa che fornisca questa rassicurazione. La persona inizia a cercare una risposta alla sua domanda “come faccio ad essere sicuro di non fallire più in un rapporto?”. Qual è il problema? Interrogativi di questo tipo non possono avere una risposta definitiva. Chi di noi infatti può affermare con certezza di avere una risposta assoluta a questa domanda?

Chi, con le migliori intenzioni, cerca una risposta rassicurante ad un dubbio di questo tipo, si trova quindi rapidamente invischiato in un vicolo cieco, perché il problema non risiede nel fatto che la persona non trova una soluzione al suo dubbio, ma nel fatto che non esiste risposta a questo dubbio.

Ma nel suo bisogno di certezza una certezza “terapeutica” gliela si può comunque dare.

Non potrà mai essere sicuro di concludere felicemente tutti i futuri rapporti, ma può essere sicuro di come li vivrà se continuerà ad aspettarli con ansia e paura. Lorenzo il magnifico disse “chi vuol esser lieto sia, di doman non v’è certezza”.